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Secondo giorno del ritiro spirituale Nazionale sulla Divina Volontà – Assisi, 23 Giugno 2018

“Vivere nel Divin Volere di Gesù: l’immensità nella piccolezza”

29/06/2018
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Anche oggi, dopo le Lodi del mattino, abbiamo potuto seguire altre conferenze sul tema della piccolezza e del dono della Divina Volontà alle creature da parte del loro Creatore.

 

Nella sua relazione “Crescere diventando piccoli” Don Marco Cannavò, viceparroco di Santa Maria Greca in Corato, ha posto l’accento sulla differenza che passa tra la crescita bio-psichica e quella spirituale. La creatura, crescendo, si rende indipendente dagli stessi genitori, si stacca da loro per far vita a sé, perché sa bastare a se stessa, è adulta.

Nella vita spirituale, per crescere invece (conversione), si deve diventar piccoli, sempre più piccoli. Qui l’indipendenza, l’autosufficienza, non hanno valore, né dimora. La vita nella Divina Volontà è una vita da “neonati”. Gesù stesso chiamava Luisa la “neonata” della Divina Volontà dove è proprio la volontà umana che rimpiccolisce. Essa, pur non annullandosi mai, resta come smorta, muovendosi solo in funzione della Divina Volontà. L’immagine che ne deriva è quella della creatura che mentre cresce, lascia la mano al suo papà biologico per ritrovare, stringere e farsi dirigere da quella del suo Papà celeste. Siamo nati al mondo per una vita che non si conclude nel mondo, ma ha ben altro fine: la nostra santità, abitare il Regno dei Cieli il cui pass per entrare è la piccolezza. Gesù parla di conversione e di piccolezza, inseparabili l’una dall’altra, come di virtù primarie per la nostra santificazione. È la conversione del cuore, non più di pietra ma di carne,  e la piccolezza della nostra volontà. “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18-3).

 

Con don Bernardo Acuña, nella sua conferenza “La santità degli atti quotidiani come vita di cielo”, sono stati evidenziati tre punti essenziali: continuità, novità, pienezza; di come vivere la santità nella nostra vita, con atti concreti. La Santità non è un atto eroico, non è un atto solo, non è dei consacrati, ma è la quotidianità del Bene al quale ogni cristiano è chiamato per sé e per gli altri, dandone testimonianza attraverso la propria esistenza. La Santità è fatta di piccole cose, di piccoli atti continui, e continuamente, che compongono la nostra vita. Gli atti sono le tante, infinite tesserine di un puzzle (Santità), proprio perché la santità non si può improvvisare, ma si compone.

La vita nella Divina Volontà è continua, non ha intermittenze perché ciò che la rende continua sono gli atti fatti in Dio e in Dio non ci sono spezzettamenti, interruzioni, fermate. Si è in continuo moto ed evoluzione. Una seconda qualità è la novità. L’atto nella Divina Volontà è un atto sempre nuovo, eterno. Nella mente di Dio esistono solo atti nuovi, freschi, diversamente da quanto noi crediamo, che pensiamo al logorio delle cose e della nostra stessa vita, quando sembra più vuota, più inutile. Ma è proprio qui la differenza. Qui c’è la vita Nuova, è qui che incontriamo Dio.

Terza qualità è la pienezza. Ogni atto in Dio è un atto pieno, in esso c’è tutto in maniera piena: la lode, il ringraziamento, la riparazione che la creatura, per quanto voglia sforzarsi non potrà dare.

L’immensità, la pienezza sono attributi di Dio e non della creatura, ma che Dio concede a chi, a cuore aperto e sincero, si dispone a far vita nella Divina Volontà, come Maria, la Madre celeste, la piena di grazie. Piena è anche la pace che si raggiunge. Piena sarà la nostra stessa vita se al centro di essa e di tutti i nostri atti, naturali, piccoli, insignificanti, soprannaturali, divini, avremo messo la Pienezza in persona, Gesù.

 

Infine Suor Assunta Marigliano, che in questo secondo giorno di Ritiro ha tenuto l’ultima conferenza dal titolo “La Divina Volontà tra dono e cammino. La necessità della formazione continua”, ha sottolineato il carattere della Divina Volontà. Essa è innanzitutto un dono, è il Dono, il più grande che Dio vuol fare alle creature, chiamate a conoscere ciò che devono ricevere, per amarlo e possederlo. Quel Dono è Dio stesso che si dona, senza misura. Qui è richiesto dunque impegno da parte delle creature, per non “incorrere”, come Adamo, nel rifiuto di quel Dono Divino di cui lui è stato il primo destinatario. È un dono talmente grande che, non potendo la creatura contenerlo tutto per la sua piccolezza, Dio lo distribuisce sotto forma di carismi, di grazie. Caratteristica del Dono è l’unità. Unità che si rispecchia nelle Tre Divine Persone. Come tre Persone in un solo Dio, così tanti carismi racchiusi in un solo Carisma. La conoscenza del Dono della Divina Volontà, delle Verità Divine, ha al suo interno quella Luce, capace di illuminare ogni angolo della terra, di riscaldare i cuori più duri, fino a far riaffiorare quella Fede che rende stabili perché svuotati di umana volontà, la pietra d’ inciampo in un cammino spirituale. Da qui la necessità della formazione continua, una formazione che non si arresta più, neppure se la creatura lo volesse perché è la stessa Divina Volontà che la “domina”, perché l’inseparabilità tra creatura e Creatore è compiuta. La fusione delle due volontà, umana e Divina, è fatta!.“La dimora de Dio è dentro di me “ (Santa Teresina).

 

 

Con questo augurio che ognuno di noi possa diventar presto dimora di Dio ed il Rosario in Santa Maria degli Angeli si è conclusa la seconda giornata di Ritiro in cui ci sono state regalate nuove luci sulla piccolezza e sulla santità, quale necessità e dovere di ogni cristiano, da custodire e far fruttificare.

 

Nella Divina Volontà siamo grati a Dio per tutto e tutti, a nome di tutti, principalmente perché: farci riscoprire la nostra piccolezza è l’Atto d’ Amore di un Padre che ci dice ancora, continuamente:” Affidati a Me nella misura in cui Io mi fido di te!”.

 

 

FIAT!

Riccardina
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