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Ritiro spirituale della Divina Volontà

Caravaggio 28/10/2018

06/11/2018
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Don Marco Cannavò all’inizio della mattinata ci aveva “avvertiti”: una giornata intensa in cui saremmo stati chiamati a mettere in gioco tutto di noi stessi, non solo relativizzando tutti i buoni propositi che ci avevano indotti a partecipare a questo ritiro, il primo degli incontri locali sulla D.V. tenuto in Lombardia, ma soprattutto la modalità stessa del nostro rapportarci con Dio.

Normalmente la chiamata a vivere nella D.V. trova accoglienza in anime innamorate di Gesù che vorrebbero donarGli tutto il meglio si sé, desiderose di attingere dagli scritti di Luisa le confidenze per corrispondere sempre meglio al Suo Amore e circondarLo di tutti i contenti e le tenerezze suggerite dal proprio cuore. Così facendo però, inconsciamente, rischiamo (mi sento anche io chiamata direttamente in causa su questo punto) di incentivare quella parte di noi che è già, per grazia, arrivata a un buon sviluppo evitando di offrire a Gesù la possibilità di guarirci profondamente, proprio nelle lacune e “storture” che ci caratterizzano e che contribuiscono ad accrescere le Sue amarezze.

Proprio per questo Don Marco ci ha ricordato che Gesù non vuole il meglio di noi ma il TUTTO e prendendo lo spunto proprio dal Vangelo del giorno, ha voluto offrirci l’opportunità di poter comprendere come accostarci agli scritti di Luisa nel modo più proficuo. Infatti se la Sacra Scrittura deve sempre costituire l’imprescindibile e necessario fondamento della vita di Fede cristiana, le rivelazioni private di Luisa sono uno strumento privilegiato per aiutarci a comprendere, approfondire e attuare nella nostra vita concreta quanto la Parola di Dio ci comunica. La guarigione di Bartimeo, come tutti i brani della Scrittura, sono “rivelativi” della modalità utilizzata da Dio per approcciarci e poter trasformare la nostra vita, riportandola alla pienezza che Lui, da sempre, ha voluta per noi. Non è importante solamente percepire la prossimità di Gesù e l’opportunità che ci sta offrendo ma abbiamo bisogno di prendere coscienza delle carenze che ci contraddistinguono e chiedere, proprio per queste, espressamente il Suo intervento.

Don Marco ci ha spiegato che, quando Luisa scrive, solo per obbedienza, ciò che Gesù le comunica durante le Sue visite, spesso premette: “Mi trovavo nel mio solito stato” intendendo esprimere lo stato di rigidità cadaverica in cui si veniva a trovare senza alcuna possibilità di riaversi autonomamente e che, per questo, richiedeva l’intervento del sacerdote. Questo mi ha fatto molto riflettere sul ruolo che la “croce” svolge nella santità del vivere nel D.V. . Gesù opera in profondità la “divinizzazione” della nostra vita non attraverso i grandi slanci mistici in cui proviamo gratificazione ed entusiasmo, necessaria fase di “innamoramento” per attirarci a Lui, ma proprio facendoci toccare i nostri limiti, la nostra “pochezza e nullità” perché, messi al riparo da ogni pericolo di superbia e di orgoglio, impariamo a ricorrere sempre più spesso a Lui fino a prendere coscienza di non riuscire a fare niente senza di Lui. Se l’anima si lascia plasmare con docilità, prende sempre più consapevolezza che a fronte di tutte le sue incapacità, delle ferite accumulate, quelle che ha ricevute o si è procurata, Dio supplisce con infinita e tenerissima premura così che, con fiducia, arriva a desiderare di non fare più nulla senza di Lui.

È il “rinascere dall’alto” di cui Gesù parla a Nicodemo, che richiede la necessaria gestazione di un lento e nascosto lavorio dello Spirito che ci porta a nascere a una vita nuova, spesso esteriormente per nulla diversa da quella di prima. È il passaggio dal “fare” al “vivere” la D.V., dall’osservare i comandamenti per mettersi al riparo da deleteri sensi di colpa, nella certezza (anche questa è fede) che Dio nella Sua bontà ci ricompenserà abbondantemente come suoi servi fedeli, al lasciarci prendere in braccio da Lui, perdendo i nostri abituali punti di appoggio sulla terra per abituarci, guancia a guancia, a vedere tutto quello che ci circonda dal Suo punto di vista. È il vivere del piccolo bambino, che appoggiando con fiducia la testolina al cuore del papà comprende, dai suoi palpiti, quello che gli dà gioia e quello che lo ferisce e, senza più pensare a sé e a quanto può averne di ritorno, si concentra nel cercare di farlo felice in tutti i modi possibili. Sapendo così quante sofferenze arrecano al papà le incomprensioni, smette di confrontarsi coi suoi fratelli per mettersi in luce e, desiderando portare il proprio contributo nonostante le proprie incapacità, interpella con tutta fiducia il papà stesso perché lo aiuti nel suo intento di farlo amare da tutti. Così facendo ciascuno, nelle situazioni concrete della propria esistenza, può permettere a Gesù di ripetere Sua vita, non solo per fare quanto Lui vuole ma soprattutto per essere come Lui, lasciandoGli sempre più libertà di azione, come Gesù faceva nei confronti del Padre (Gv. 14,9-14).

La presenza amorosa di Maria, la prima creatura che ha vissuto totalmente di Divina Volontà per i meriti di Gesù, Dio e uomo, ha accompagnato, come in dolce sottofondo, ogni riflessione e l’intensa adorazione Eucaristica, animata dalla meditazione delle Ore della Passione. Sotto la Sua protezione è stato posto anche il progetto di Don Marco di voler istituire anche in Lombardia dei gruppi per l’approfondimento degli scritti di Luisa così che, con l’indispensabile aiuto della nostra Mamma Regina, il Regno della Divina Volontà abbia ad arricchirsi sempre più di molti figli.

Paola Lavazza
Commenti
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Ultimi commenti 1 di 1
- 10/11/2018
I congratulate Don Marco for all his commentaries. In his above commentary, the words: " . . . allow Jesus to repeat His life, not only to do what He wants but above all to be like Him " are very significant. My prayer, starting with myself, is for those enamoured with Luisa's writings is to constantly beg Jesus for that very great grace. Thomas Fahy