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Quarto eccesso d’amore: Amore operante

“La mia Divinità fu gelosa di affidare alla creatura il compito della Redenzione, facendomi soffrire la Passione”

05/02/2019
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Luisa nella quarta ora di meditazione della novena del Santo Natale si sentiva morire nel considerare le pene strazianti del piccolo Gesù appena concepito e comprendeva bene che solo la Divinità poteva farlo soffrire tanto e poteva darsi il vanto di aver amato gli uomini fino alla follia e all’eccesso, con pene inaudite e con amore infinito. La voce interna di Gesù le faceva intendere che ogni anima concepita portò il fardello dei suoi peccati, delle sue debolezze e passioni. Il suo Amore infinito Gli comandò di prendere il fardello di ognuno e quindi non solo concepì le anime, ma anche le loro pene e le soddisfazioni che ognuna di esse doveva dare al Celeste Padre. Sicché la Passione di Gesù fu concepita insieme a Lui e la Divinità fu la protagonista della Redenzione, facendo soffrire la Passione all’Umanità di Gesù, fin dal primo istante del concepimento.

Gesù ribadisce a Luisa (vol XII, 4 febbraio 1919) che la Divinità fu gelosa di affidare alla creatura il compito della Redenzione, facendogli soffrire la Passione. La creatura era impotente a farlo morire tante volte per quante creature erano uscite e dovevano uscire alla luce del creato, la Divinità voleva vita per ciascuna vita di creatura e vita per ciascuna morte che potesse dare col peccato mortale. Quindi Gesù rivela che come fu concepito (vol XII, 18 marzo 1919) così concepì in Sé tutte le anime passate, presenti e future e concepì insieme tutte le pene e le morti che per ciascuna doveva soffrire, doveva incorporare tutto in Sé, per poter dire al Padre di non guardare più la creatura, ma solo Lui, che avrebbe soddisfatto per tutti, perché non in modo astrattivo o intenzionale, come qualcuno può pensare, ma in realtà, teneva in Sé tutti immedesimati, per cui in realtà Gesù moriva per tutti  e per ciascuno e soffriva le pene di tutti.

Sono misteri molto profondi, per cui l’intelletto umano, non comprendendo, pare che si smarrisca. Chi avrebbe avuto la forza, l’amore, la costanza di vederlo morire tante volte, se non la Divinità? La creatura si sarebbe stancata e sarebbe venuta meno. Quindi questo lavorio della Divinità incominciò appena fu compiuto il suo concepimento, fin nel seno della Mamma Celeste che, a sua volta, era a conoscenza delle pene di Gesù e restava martirizzata e sentiva la morte insieme al piccolo Gesù. Sin dal seno materno la Divinità prese l’impegno di essere il  “Carnefice amoroso”, ma perché amoroso, più esigente e inflessibile, tanto che neppure una spina fu risparmiata alla piccola e gemente Umanità di Gesù, né un chiodo, ma non come le spine, i chiodi, i flagelli che Gesù soffrì nella Passione che gli diedero le creature e che non si moltiplicavano, perché quanti ne mettevano tanti ne rimanevano, invece quelli della Divinità si moltiplicavano ad ogni offesa, pertanto tante spine, per quanti pensieri cattivi, tanti chiodi, per quante opere inique, tanti colpi per quanti piaceri, tante pene, per quante diversità di offese, perciò erano mari di pene, spine, chiodi e colpi innumerevoli. Per cui dinanzi alla Passione che Gli diede la Divinità, quella che Gli diedero le creature negli ultimi giorni della sua vita fu appena un’ombra.

Luisa si commuoveva molto nel vedere Gesù, così piccolo, costretto ad una dura e lunga crocifissione, con l’aggiunta che tutte le opere cattive, prendendo forma di chiodi gli trafiggevano mani e piedi ripetutamente e comprendeva come né all’ angelo, né all’uomo è dato in mano questo potere di poter amarci con tanto eroismo di sacrificio come un Dio.

 

Oh Gesù,

 fa’ che questa tua misteriosa Passione

diventi luce per l’intelletto umano

e che tutti possano intravedere in Te la vera Via, Verità, Vita.

Venga il tuo Regno,

la nostra vita sia perfettamente uniformata alla Tua,

solo così percorreremo sicuri la Via che porta all’unione col Padre.

Tonia Abbattista
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