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Omelia dell’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo

28 Febbraio 2019 Giornata dell’Obbedienza -120°Anniversario dell’inizio degli scritti

13/03/2019
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Omelia dell’Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo

Chiesa S. Maria Greca, 28 Febbraio 2019

Giornata dell’Obbedienza -120°Anniversario dell’inizio degli scritti

(Liturgia della Parola: Sir 5, 1-10; Sal 1; Mc 9,41-50)

In questo insegnamento di Gesù che utilizza un linguaggio paradossale - anche se poi è un linguaggio deciso -noi veniamo paragonati come suoi discepoli al sale,e dunque veniamo considerati da Gesù come persone preziose.

Il sale è stato sempre e lo è tutt'ora un elemento prezioso, importantissimo e lo era molto di più ai tempi di Gesù, per dare sapore agli alimenti, più di oggi per conservare gli alimenti. Non c'era certo il frigorifero ai tempi di Gesù! Senza questo alimento prezioso il cibo poi andava in putrefazione, dunque il sale è ciò che permette di mantenere le proprie qualità nel tempo. Senza il sale sarebbe stata difficile, complessa la vita; un elemento così prezioso che veniva utilizzato anche come moneta di pagamento; nel vocabolario ci sono ancora oggi termini come salario o salariato, perché ai tempi di Gesù gli operai venivano pagati con il sale: salariati.

Dunque agli occhi di Gesù, nel cuore di Gesù siamo chiamati ad essere sale, siamo sale cioè elementi preziosi, e allora come elementi preziosi siamo chiamati a prenderci cura; “dare un bicchiere d'acqua” significa prenderci cura di chi sta intorno a noi, ma in un modo particolare, “dare un bicchiere d'acqua nel nome di Gesù”. Il punto di partenza, il motivo che ci spinge a prenderci cura dell'altro è Gesù. Prendersi cura degli altri perché sono di Cristo... gli altri. Allora questo prenderci cura ha come punto di partenza Gesù e come punto di arrivo Gesù. All'inizio e a conclusione di ogni nostro gesto di attenzione del prenderci cura dell'altro, si trova proprio Gesù. Se non c'è all'inizio e al termine la persona di Gesù, la nostra vita, i nostri gesti, le nostre scelte, non sappiamo che tipo di connotazione, che tipo di valutazione possano avere.

E proprio perché siamo sale, siamo discepoli preziosi agli occhi di Gesù, assolutamente non possiamo scandalizzare nessuno, soprattutto nessuno dei più piccoli.Non solo piccoli come età cronologica, ma piccoli, i più deboli, le persone più fragili, non dobbiamo e non possiamo scandalizzare, cioè non possiamo essere di ostacolo, di impedimento a nessuno nell'andare incontro a Gesù, nell'essere di Gesù, nel vivere la propria vita verso Gesù. Chi scandalizza è come una persona che mettesse lo sgambetto a chi sta camminando verso Gesù, a chi dovesse costruire un muro a motivo del proprio comportamento, del proprio pensiero, delle proprie parole, è un ostacolo tra questa persona e Gesù. Questo è lo scandalo ed è una cosa molto grave, come dice Gesù, sarebbe meglio a chi dovesse scandalizzare che gli fosse messo al collo una macina da mulino e gettato nel mare.Un linguaggio veramente deciso, duro quello di Gesù.

Allora, ecco tutte queste immagini per paradosso, per esagerazione, per farci capire l'importanza di questo insegnamento che Gesù utilizza. Dice: “se la tua mano ti è motivo di scandalo tagliala,se il tuo piede è motivo di scandalo, taglialo o se il tuo occhio è motivo di scandalo cavalo”,per dire è prezioso il nostro servizio come discepoli di Gesù, ed è preziosa la vita dell'altro che siamo chiamati come discepoli di Gesù ad incontrare, ad aiutare, ad accompagnare nel cammino verso Gesù. Non c'è niente di più importante - ci sta dicendo qui - e dovremmo essere disposti a qualsiasi tipo di sacrificio, di rinuncia pur di continuare ad essere sale, discepoli di Gesù nel mondo, pur di continuare ad aiutare gli altri ad andare verso Gesù, pur di evitare di scandalizzare, di essere un ostacolo. Chiediamo al Signore Gesù che ci aiuti veramente ad essere sale, a seguirlo, ad ascoltarlo.

Ci ricordava Don Sergio che oggi è la giornata chiamata propriamente “dell'obbedienza”, mentre venivamo mi ricordava il riferimento alla vita di Luisa, in rapporto alla giornata che oggi stiamo ricordando, dunque, l'inizio della scrittura del suo diario. E parlando dicevamo che è un'obbedienza la sua, un obbedienza certamente a Dio attraverso una persona, la persona del confessore. Perché noi normalmente non è che ascoltiamo Dio in modo diretto, in modo straordinario. Può succedere questo, dipende da Dio scegliere le modalità per parlare a tutti noi, ma normalmente nella vita di tutti noi, il Signore ci parla attraverso le mediazioni: Prima di tutto la mediazione della sua Parola, ascoltando questo testo oggi del Vangelo di San Marco, riflettendo su questo testo,il Signore ci dice qualcosa, e obbediamo a Lui attraverso la Sua Parola, obbediamo a Lui attraverso le persone che ci mette accanto, e che ci parlano di Lui, che mediano. Ognuno di noi ha queste realtà o persone che sono una mediazione.

Comunque vogliamo chiedere in questa Celebrazione la grazia per essere persone -come dicevo- sale della terra, persone discepoli di Gesù tra gli uomini che il Signore ci dona di incontrare, per dare sapore. Ognuno di noi è chiamato a dare sapore alla vita degli altri, e questo è un servizio che ci offriamo vicendevolmente, in obbedienza a Dio attraverso coloro che il Signore mette sulla nostra strada.

Guardiamo a Luisa che ci dà un esempio, un esempio che ci rimanda poi al Vangelo, il Vangelo del Signore Gesù e domandiamo ancora una volta a Gesù che ci faccia persone capaci di obbedire al suo insegnamento, al suo Vangelo, e di viverlo come sale nella nostra vita.

Arcivescovo Mons. Leonardo d'Ascenzo
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