Tutte le news

Il frutto dello Spirito è la mitezza

“La dolcezza ha la virtù di far cambiare la natura alle cose, sa bene convertire l’amaro in dolce”

27/02/2017
Commenta questo elemento

La mitezza è un atteggiamento del cuore che ci dona la padronanza assoluta di noi stessi nelle difficoltà, nelle prove e nelle sofferenze della vita. La mitezza non conosce la collera e la violenza, ci aiuta a dominare tutte le manifestazioni dell’orgoglio: lo sdegno, la collera, lo spirito di gelosia o di vendetta, la tentazione di imporsi agli altri e di dominare gli altri. Gesù si è presentato a noi come modello straordinario di mitezza e mansuetudine : “Imparate da me che sono mite e umile di cuore e avrete pace e ristoro” (Mt 11,29).

La mitezza quindi è una tranquillità d’animo che è frutto della carità e che si manifesta esteriormente in un atteggiamento di totale benevolenza verso gli uomini , essa come frutto dello Spirito non è una prerogativa solo di pochi, ma è e deve essere il normale passaggio del cristiano che si avvia alla maturità della fede. II Signore,infatti, è mite, “Ma tu, Signore, sei un Dio pietoso e misericordioso, lento all’ira e grande in bontà e verità” (Sal 86,15).

Gesù parla a Luisa di questa bella qualità divina e dice che Lui è “tutto dolcezza”, benigno, clemente e misericordioso, tanto che per la sua dolcezza rapisce i cuori, però è anche forte, da stritolare ed incenerire coloro che non solo opprimono i buoni , ma giungono ad impedire il bene che vogliono fare. In Lui tutto è armonia, una virtù armonizza con l’altra: la giustizia con la misericordia,la santità con la bellezza, la sapienza con la fortezza e così di tutto il resto. Tutto è armonia, niente à discordante, queste armonie  sono prodotte dall’amore. L’amore racchiude tutto, incatena tutto, dà vita a tutto, tutto abbellisce, tutto arricchisce. Sicché l’amore - si può dire - è pazienza, l’amore è obbedienza, è dolcezza, è fortezza, è pace, è tutto. Dobbiamo quindi lasciarci guidare docilmente dallo Spirito Santo e lo Spirito di Dio manifesterà pian piano tutti i suoi frutti. Nel progetto di Dio siamo chiamati a governare con Lui in una nuova terra, in pace, dove non ci sarà più posto per la violenza e l’aggressività “Il lupo abiterà con l’agnello e il leopardo giacerà col capretto” (Is 11,6). Per questo Gesù dice “Beati i mansueti perché erediteranno la terra “ (Mt 5,5). A loro sono riservate anche altre benedizioni come si legge nel Salmo 37,11: “Ma i mansueti possederanno la terra e godranno di una grande pace”.

Gesù, parlando con Luisa, afferma che sono miti di cuore coloro che posseggono la Grazia e il primo segno per vedere se l’anima possiede la Grazia è che quando vede o sente all’esterno qualcosa che appartiene a Dio, nell’interno sente una dolcezza, una soavità tutta divina , non paragonabile ad alcuna cosa umana e terrena. Succede come a una madre che anche dal respiro, dalla voce, conosce  il parto delle sue viscere nella persona di un figlio e gongola di gioia. Così la Grazia interna che risiede nell’anima, nel vedere esternamente il parto delle sue stesse viscere, ossia nel riscontrarsi in quelle stesse cose che formano la sua essenza, fa provare nell’anima una tale gioia e dolcezza da non sapersi esprimere. Il secondo segno è che il parlare dell’anima che possiede la Grazia è pacifico e ha virtù di gettare negli altri la pace, tanto che le stesse cose, dette da chi non possiede la Grazia , non recano alcuna impressione e alcuna pace, mentre dette da chi possiede la Grazia operano meravigliosamente e restituiscono la pace negli animi.

La mitezza quindi è l’anticamera dell’intimità con il Signore. Divenire mansueti è un traguardo essenziale, la mitezza porta pace  e piace molto a Dio, infatti Gesù dice a Luisa che vuole che tutto sia in lei dolcezza e pace, in modo da potersi dire di lei quello che si dice di Lui: che non vi scorre altro che miele e latte, figurata nel miele la dolcezza, nel latte la pace. Gesù continua a ribadire che Lui ne è talmente pieno e inzuppato che scorre fuori dai suoi occhi, dalla sua bocca e in tutto il suo operato e se Luisa non è così, Lui si sente disonorato, perché mentre abita in lei Colui che è tutto pace e dolcezza, lei non Lo onora, mostrando sia pure l’ombra minima di un animo risentito ed inquieto. Gesù continua ad affermare che ama tanto questa dolcezza e pace, che anche se si trattasse di cosa grande, del Suo onore e della sua gloria, non vuole, non approva mai quei modi risentiti, violenti, focosi, ma quei modi dolci, pacifici, perché solo la dolcezza è quella che, come catena, incatena i cuori, in modo da non potersi sciogliere, è come pece che si attacca e non si possono liberare e sono costretti a dire:”In quest’anima c’è il dito di Dio”.

La mansuetudine consiste anche nel ricevere la Parola di Dio senza discutere. Conoscere i vantaggi della mansuetudine che, tra le attitudini spirituali, è tra quelle che Dio predilige e privilegia, consentendo l’ascolto della Sua voce, suscita in noi desiderio di crescere in questa qualità .

Facciamo nostre le parole di Paolo “Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose: tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità,alla pace, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato (1Tim 6,11). Chiediamo con insistenza questo dono allo Spirito di Dio, perché la carità che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (1Cor 13,7) è frutto della mitezza. Chi è mite ama e ama se stesso. Il mite accetta se stesso, accetta i propri limiti, accetta di sottomettersi alla Parola di Dio, lasciando che tutte le sue forze vengano convogliate da Dio dove Lui vuole, allora il nostro rapporto con Dio diventerà più profondo,, udremo la Sua voce e avremo la certezza di essere al centro della Sua Volontà. Gesù infatti con amore indicibile dice a Luisa che è bello il suo Fiat nell’operare con la sua virtù creatrice. Il Fiat non usa la violenza, ma la dolcezza, ma dolcezza irresistibile. Con la sua dolcezza imbalsama la creatura, le fa sentire il bello del divino, in modo che lei stessa chiede al Volere Santo di non indugiare più, di far presto, perché essa si sente languire se non vede in lei il Fiat che opera con la sua virtù creatrice.

Disponiamoci quindi a lasciarci disciplinare, correggere dallo Spirito Santo e accettiamo di buon grado di essere rinnovati nella mente e nell’anima, ricorriamo spesso alla bella invocazione delle litanie del Sacro Cuore: “O Gesù, mite e umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo”.

Tonia Abbattista
Commenti
Vuoi inserire un commento? Registrati oppure effettua il Login!
Ultimi commenti 0 di 0
Non sono presenti commenti