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I Doni dello Spirito Santo: “Intelletto”

“Allora aprì la loro mente all’ intelligenza delle Scritture” Lc 24,45

11/07/2017

Definire un confine tra i doni dello Spirito Santo non è semplice, né sarebbe veritiero, in quanto essi, oltre ad essere tutti luci divine, sono collegati gli uni agli altri, si completano l’un l’altro. E questa è l’unica cosa della quale poter essere certi, data la loro provenienza divina. Tuttavia potremmo dire che, mentre la Sapienza  è una illuminazione dello Spirito Santo che ci consente di conoscere, contemplare e gustare Dio e le verità della nostra fede, l’intelletto, quale  secondo dono dello Spirito Santo, ci permette di penetrare queste  verità, i misteri di Dio che altrimenti rimarrebbero scoperti, ma “inesplorati”.

Dice Papa Francesco, riguardo al dono dell’intelletto, che non si tratta semplicemente di intelligenza umana di cui più o meno tutti possiamo essere dotati, ma di una vera grazia, infusa al cristiano dallo Spirito Santo perché possa andare al di là delle apparenze, dell’aspetto esteriore della realtà e comprenderne  il significato, avvicinandosi sempre di più al pensiero e ai disegni di Dio, non  certo per avere  una piena conoscenza di quanto sarà svelato solo in un “face-to-face” con Lui.

Il termine “intus legere”, da cui appunto intelletto, spiega questo “entrare”, questo andare in profondità a capire le cose e a capirle come Dio le intende e vuol farcele comprendere. Non è dunque un pregio umano, ma un ulteriore dono divino che concorre con gli altri al nostro bene e alla nostra salvezza, scopo unico dell’ amore di Dio per le sue creature.  

Esso [l’intelletto] è indispensabile per aprirsi alla comprensione dei testi biblici e regolare il rapporto con noi stessi e con gli altri in virtù di quel nutrimento spirituale che dalle Sacre Scritture è possibile attingere. E’ il dono dal quale scaturisce la maturazione della Fede e che dissolve ogni dubbio, poiché chi riceve tale dono sviluppa una sicurezza  che le verità acquisite non sono frutto di un ragionamento umano, anche incerto,instabile, senza fondamento, ma  sono manifestazioni di Dio nell’intimo della sua anima. È Dio stesso che parla all’ anima, potremmo dire senza intermediari.

L’esperienza de discepoli di Emmaus è una riprova dell’operare di Dio sulla nostra intelligenza, fino a renderla più luminosa per averle somministrato la Sua tessa luce, per aver fatto luce a quelle menti offuscate dalla tristezza e dalla “delusione”. Lo stesso accadrà più tardi con gli Apostoli, chiusi ancora nella loro incredulità fin tanto che Gesù non spiega loro quanto di Lui era già scritto nella legge di Mosè, nei Profeti, nei Salmi.

L’intelletto non è qualcosa di inesistente nell’uomo, ma, come tante altre qualità  abbisogna che gli venga rimossa quella “coltre di polvere” sotto la quale è nascosto. È una facoltà della quale la creatura è stata dotata sin dalla sua origine, ma che può attivare in seguito ad un intervento divino, coadiuvato in questo da chi è stato già graziato. Gli Apostoli, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo hanno potuto testimoniare consapevolmente e divenire guide per gli altri. Invocare lo Spirito Santo è chiedere di mettere in moto questa potenza, seguendo uno schema che parte dall’ alto e che apre la mente, senza troppi giri di parole.

Luisa nei suoi scritti parla molto chiaramente di questo parlare “intellettuale” di Gesù, laddove l’anima, nel suo incontro col Signore, non ha bisogno di parole per intendere ciò che Egli le vuol dire, né ha bisogno di parlare per farsi intendere, ma per mezzo dell’ intelletto nasce tra i due un’intesa indissolubile. Da una luce che da Gesù giunge nel suo intelletto, Luisa si sente imprimere tutto ciò che Gesù vuol farle capire. E’ questo un modo alto e sublime di rivelarsi del Creatore alla sua creatura, nonché rapidissimo: in un semplice istante si apprendono molte cose di natura soprannaturale, anche se poi il difficile è comunicarlo agli altri, come spesso confessa Luisa.

Anche quando si è trattato di dover riportare per iscritto, per obbedienza al Confessore, cosa comprendeva sulla Divinità, sulla Fede, sulle Virtù in genere, Luisa parla di luce intellettuale che come raggio luminoso le ha permesso talvolta di esprimere concetti di natura altamente teologica. Chiaro segno dell’intervento divino.

L’intelletto, come si è detto, non opera da solo, sostenuto dalla sapienza, dalla credenza le dice Gesù, perché il solo credere accende nella mente una luce che fa scorgere e distinguere chiaramente la verità dalla falsità, deve dunque occuparsi di Dio. Laddove questo avviene, Gesù, sentendosi soddisfatto, vede in quell’ anima impresso il carattere del fine della Sua Creazione e sente un amore più intenso di contraccambiarla, anticipando per lei parte della felicità celeste, ovvero, manifestando al suo intelletto la conoscenza della Sua Divinità e far sì che essa somigli sempre più a Lui.

D’altronde, spiega ancora Gesù a Luisa, il dono più grande che la creatura ha ricevuto da Dio è stato l’essere creata a sua immagine e somiglianza e dotata con tre potenze, intelletto, memoria e volontà.

Si noti come negli Scritti di Luisa, Gesù  sembra non separare mai l’intelletto dalle altre potenze. Insieme alla memoria e alla volontà, l’intelletto è nobile potenza nelle quali è suggellata l’immagine divina, l’immagine della SS. Trinità. Nella Creazione, dopo aver plasmato l’uomo come la più bella statua che nessun altro artefice mai poteva fare, lo guardò, lo amò tanto che il Suo amor sboccò  e non potendolo contenerlo, alitandolo gli infuse la vita. Ma non ancora contenti, la Trinità Sacrosanta, dando in eccesso d’ amore, volle dotarlo delle tre divine potenze, arricchendolo di tutte l particelle dell’Essere Divino.

Quanti prodigi divini concorsero nel creare l’uomo, nella quale anima furono infusi, per la Paterna bontà, tre soli formati dalla Potenza del Padre, dalla Sapienza del Figlio dall’amore dello Spirito Santo. Questi tre soli mettevano in comunicazione l’anima con le tre Divine Persone e sono appunto l’ intelletto, la memoria e la volontà che, mentre sono distinte tra loro, si danno la mano e ne formano una sola, simbolo della SS. Trinità.

Nella volontà, nella quale rifulge l’immagine del Padre Celeste che, come atto primo, comunica la sua potenza alla creatura, eleva la sua volontà umana, investendola della sua santità; come atto secondo vi concorre il Figlio, dotando la creatura d’intelletto, comunicandole la sua sapienza, scienza di tutte le cose, affinché conoscendole, possa gustare e felicitarsi nel bene; nella memoria, lo Spirito Santo che le comunica l’amore per il quale è stata creata, e poi redenta.

Tutte e tre le potenze servivano alla creatura per tenere i vincoli di comunicazione con le Divine Persone della Trinità Sacrosanta. Esse erano come vie per salire a Dio, come porte per entrare e come stanze per fare continuo soggiorno la creatura a Dio e Dio alla creatura. Nel creare l’uomo Dio Padre non risparmiò di formare tante armonie tanto nel corpo con occhi, bocca, mani, piedi, quanto nell’anima con la volontà, l’intelletto e la memoria, tutte parto della felicità ed armonia dell’ Eterno.

Adamo, finché stette nell’Eden terrestre e visse nel regno del Supremo Volere, conobbe tutte le conoscenze per quanto a creatura è possibile, ciò che apparteneva al regno che possedeva; ma come uscì da Esso, il suo intelletto si oscurò, perdette la luce del regno suo e non trovava i vocaboli adatti per manifestare le conoscenze che aveva acquistato sulla Suprema Volontà.

Ora, volendo stabilire il regno della Sua Volontà nella creatura, Gesù è venuto a ripristinare queste tre potenze. Il Supremo Volere necessita di trovare nella creatura quell’ordine e quell’armonia che sono proprietà delle tre Divine Persone. Un Regno, perché sia stabile ed eterno, non può essere diviso in se stesso. Il Supremo Volere non può regnare nell’ anima se queste tre potenze non si danno la mano per ritornare allo scopo per cui Iddio le ha create.

 A Luisa Gesù spiega quale arduo compito le ha assegnato: essendo stata [lei] scelta quale segretaria della dottrina della Divina Volontà, è necessario che Lui le infonda molta  luce, affinché lei possa comprendere quanto le è stato rivelato, perché a seconda della chiarezza con cui [questi concetti]  saranno esposti, così produrranno i loro effetti, benché per se stessi siano chiarissimi, perché ciò che riguarda la Sua Volontà è luce che scende dal Cielo, la quale non confonde, ma ha virtù di rafforzare e chiarire l’intelletto umano, per farsi comprendere ed amare.

Le aggiunge inseguito che tutte le cose quaggiù, tanto nell'ordine soprannaturale quanto nell'ordine naturale, sono tutte velate, solo nel Cielo sono svelate, perché nella Patria Celeste non esistono veli, ma si vedono le cose come sono in se stesse; sicché lassù l'intelletto non deve lavorare per comprenderlo perché da se stesse si mostrano qual sono e se lavoro c'è da fare nel beato soggiorno, se pure si può chiamare lavoro, è quello di godere e felicitarsi nelle cose che svelatamente si vedono.

FIAT!

Riccardina
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