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Omelia del Cardinal Monterisi al Trigesimo di Mons. Giovan Battista Pichierri

Cattedrale di Trani, 30 agosto 2017

01/09/2017
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Cari Fratelli e Sorelle,

 

            Siamo riuniti nel Nome del Signore Gesù Cristo per ricordare il nostro amatissimo Fratello Giovanni Battista Pichierri, Arcivescovo di questa nostra Chiesa di Tran-Barletta-Bisceglie, ad un mese circa dalla sua improvvisa dipartita da noi per il suo ritorno alla Casa del Padre.

            Veramente era stato Lui stesso a convocarci in questo giorno, in questa Cattedrale della nostra Arcidiocesi, per celebrare con Lui, nella gioia, la ricorrenza del 50.mo anniversario della sua Ordinazione Presbiterale, ricevuta ad Oria, il 30 agosto 1967.

Per questa Festa, Lui stesso aveva preparato -potremmo dire- praticamente tutto. Aveva invitato il Cardinale Salvatore De Giorgi, che da Vescovo di Oria Lo aveva scelto come suo Segretario e “Delegatus ad omnia“. Aveva invitato i Vescovi della Puglia, (era stato per vari anni a servizio del Seminario Liceale Pugliese e poi membro della Conferenza Episcopale Regionale), aveva invitato il Clero, i Consacrati ed i Laici della nostra Chiesa ed anche di quella di Oria e di quella di Cerignola-Ascoli Striano, della quale era stato Vescovo per nove anni.

Come avrebbe potuto prevedere che le cose sarebbero andate altrimenti? Com’è vero che la nostra fragilità ci sorprende! Com’è vero che il Signore, Padrone del tempo e della vita, chiama quando vuole e come vuole …

            Mons. Pichierri, per il 50.mo del suo Sacerdozio, aveva già scritto e fatto stampare una “Lettera Aperta”, molto affettuosa, in cui chiedeva a noi tutti di unirsi a Lui per ringraziare la Santissima Trinità per i tanti doni ricevuti negli anni trascorsi da Presbitero e da Vescovo. Ma si era spinto più in là: la sua Festa sarebbe stata una pietra miliare della sua vita; aveva aggiunto di essere (cito) “alla vigilia della conclusione del suo mandato episcopale” e “verso il suo 75.mo anno di età”.

 Quindi si riprometteva di confidare a noi la piena dei suoi sentimenti in questa ricorrenza. Non un suo “testamento”, scriveva, ma un ricordo spirituale, il messaggio riassuntivo di tutta una vita: la sua esortazione conclusiva a “rimanere nell’amore di Gesù vivo e vitale: <Manete in dilectione mea>, aveva detto Gesù durante l’Ultima Cena”.                            .         .

E invece, il Signore ha disposto diversamente. Il mattino di mercoledì 26 luglio scorso, subitamente, inopinatamente, Gesù, Sposo della Chiesa, ha chiamato a Sé il suo Amico, l’Angelo della Chiesa di Trani-Barletta-Bisceglie, il suo servo Giovanni Battista Pichierri.

Gesù, “come un ladro” (così si definì il Signore stesso), lo ha sottratto al nostro sguardo, … certo non al nostro affetto di fratelli, figli ed amici.

Ha creato un vuoto nella nostra Arcidiocesi, attonita e addolorata, e in tante persone che l’avevano conosciuto ed amato. In tanti ci siamo domandati: “Perché il Signore ha fatto questo? Perché ha voluto questo?”

Certo, noi, che crediamo, non ragioniamo come coloro che non hanno speranza. La Parola di Dio ci fa rispondere con il QOÉLET: “Riconosciamo che qualunque cosa Dio fa non si può cambiare; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché di Lui si abbia timore” (Qo 3,14) anzi, aggiungiamo noi, “perché in Lui si abbia fiducia, amore e speranza”.

Il Cristo è l’unico Sposo e Pastore della sua Chiesa, sempre. Ai tutti i suoi servi fedeli Egli prepara una gioia senza fine, la nostra Resurrezione.

           

Oggi, a distanza di un mese dalla scomparsa del nostro amato Pastore Giovanni Battista, possiamo anche riflettere con animo più pacato che cosa ha significato per tutti la sua presenza e il suo passaggio fra noi e la sua morte.

Naturalmente ciascuno di noi conserva e conserverà sempre nel suo cuore la sua figura semplice, il suo volto dolce e mite. Ricorderemo i tratti del suo animo, sereno ed aperto, anche nei momenti più difficili, nei giorni della sofferenza, fisica e spirituale. Ricorderemo gli incontri avuti con Lui, la stima e l’amicizia che ci mostrava, i frutti che ha dato a ciascuno di noi, raccogliendoli dal suo ricco tesoro.

Ma forse questo è poco: è solo la nostra personale impressione, l’immagine che noi ci siamo costruiti di Monsignor Pichierri. Noi vorremmo conoscere la figura in cui Lui stesso si riconosceva, e si sforzava di acquisire. Certo, aveva il nome di San Giovanni Battista, era stato ordinato proprio il giorno dopo la Commemorazione del Martirio del Precursore, lo aveva scelto come Protettore e suo grande Esemplare. Tanto che si era dato anche il motto dalle sue parole: “Bisogna che LUI -il Cristo- cresca e che io diminuisca”.

Ma ne abbiamo forse un indizio più chiaro: le tre Letture che sono state proclamate in questa Santa Messa. Sono quelle che lo stesso Mons. Pichierri aveva indicato al Cerimoniere per la Celebrazione del suo 50.mo di Sacerdozio. Sono un segno delle figure in cui Egli voleva riconoscersi, dopo 50 anni di servizio al Signore e come scriveva, “verso la conclusione del suo Mandato Episcopale”:

= il Profeta Geremia al momento della sua chiamata da Dio (Ger 1, 4-9);

= il Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote; (Ebr 5, 1-10)       

= Gesù Buon Pastore (Gio 10, 11-16).

 

Come Geremia, il Vescovo Giovanni Battista si sentì CHIAMATO DAL SIGNORE, “prima di essere formato nel grembo”. Aveva avvertito l’amore preferenziale di Cristo che lo aveva chiamato ed aveva risposto con amore, uscendo dal suo piccolo ambiente di Sava, fino alla vetta del Sacerdozio e poi dell’Episcopato. Si vedeva con stupore elevato ad essere “Profeta delle Nazioni e …Sopra i Popoli e sopra i Regni”. Nella sua sincera umiltà, quasi si sarebbe schernito come il Geremia: “Non so parlare …Sono troppo giovane”. Ma aveva seguito la sua vocazione, fiducioso delle assicurazioni del Signore: ”Io sono con te per proteggerti …” ed anche: “Io oggi ti costituisco … per sradicare e demolire, … per edificare e per piantare”.

Ben poche volte si è visto Monsignor Pichierri “distruggere e demolire”. La sua dolcezza innata e la sua virtù lo avevano reso simile a Cristo “mite ed umile di cuore”, per cui preferiva attendere, far maturare, piuttosto che “incidere e demolire”. Lo ha fatto quando gli era apparso necessario, in casi estremi, e fidandosi della forza del Signore, che lo avrebbe reso “come una fortezza, come un muro di bronzo”.  

Piuttosto ha preferito “edificare e piantare”: nei suoi circa 18 anni in questa nostra Arcidiocesi, come in tutta la sua vita, ha costruito pazientemente e con costanza, con un progetto spirituale che egli ha sintetizzato così, nella sua “Lettera Aperta” (pag.11): “crescere in Gesù Cristo per glorificare il Padre sotto l’azione dello Spirito Santo, impegnati come Chiesa, … nella testimonianza e nella missionarietà”.

 

Il Vescovo Giovanni Battista si è immedesimato in Gesù Sommo Sacerdote “secondo l’ordine di Melchisedek, in tutta la sua esistenza. Aveva avuto un’ottima formazione liturgica; durante le celebrazioni manteneva un atteggiamento raccolto, profondamente concentrato. Chi ha assistito a riti e cerimonie da Lui presieduti (ricordo la Benedizione annuale degli Olii nel Giovedì Santo), poteva constatare la grande attenzione che metteva nel compiere Liturgie accurate, ispiratrici di riflessioni e di unione con il Signore. La sua era veramente una “preghiera sacerdotale”, per sé e per gli altri. Si faceva autenticamente “Mediatore fra Dio e l’Uomo” e “univa  l’offerta quotidiana della vita a Dio”, come confessa nella sua Lettera Aperta. Questa attitudine gli derivava dalla sua concezione religiosa dell’esistenza. A detta unanime, egli è stato un autentico “UOMO DI DIO”

 

Monsignor Pichierri ha pure assecondato la religiosità del popolo, facendo ogni sforzo per purificarla e rendendosi presente in tante celebrazioni e manifestazioni, anche molto locali e particolari. Allo stesso tempo nutriva sentita devozione ai Santi. Tengo a ricordare l’impegno profuso da Lui per fare avanzare la Causa di Beatificazione di diversi Servi di Dio della nostra Chiesa, e in particolare di Luisa Picarreta, la mistica di Corato; si vedeva “a occhio nudo” quanto Monsignor Giovan Battista era rimasto colpito e ammirato dal carisma specialissimo di questa donna straordinaria, il carisma della totale obbedienza dell’anima alla Divina Volontà.

 

Questo senso religioso dell’esistenza si rifletteva nel suo distacco dal mondo. Non si scorgeva in Lui alcun tratto di “mondanizzazione”. Sembrava che non si interessasse affatto di questioni materiali, di affari, di novità e di altre “cose del mondo”. Lo stesso atteggiamento si potrebbe dire che avesse della politica. Lo si notava subito: era alieno dal seguire le vicende minute della politica, anche locale; tanto meno se ne lasciare invischiare: dava molta attenzione al sociale, ma non al politico. La sua preoccupazione di fondo era il bene della gente. Ma tutto con lo sguardo verso l’alto, “in specie aeternitatis”, da vero Sacerdote di Cristo.

 

  L’altra immagine di Gesù, in cui il Vescovo Giovanni Battista voleva rispecchiarsi, è stata quella del BUON PASTORE. Nella sua “Lettera Aperta” si ritrae così, descrivendo il suo percorso come quello di “educatore, sacerdote e vescovo”.

Ci teneva a rivolgersi ai suoi sacerdoti, diaconi, consacrati e laici con sentimenti di “affetto, ammirazione, compiacenza e gratitudine”, come si esprime nella stessa Lettera, molto più che con rilievi o rimproveri. A tutti desiderava il vero bene nel Signore e per questo si spendeva, come il Buon Pastore, “che dà la vita per il gregge”. Cercava di nascondere la dura sofferenza sopportata durante gli incontri, le celebrazioni, provocata dalla malattia, che lo debilitava fortemente. Solo chi lo ha frequentato da vicino o da amico ha avvertito l’angoscia del suo animo dinnanzi ad incomprensioni, contrarietà e scandali.

Non posso omettere una caratteristica che anche da Roma ho notato nel Fratello ed Amico Giovanni Battista: il suo attaccamento al Santo Padre, in tutti gli anni del suo Episcopato, Esso era sostanziato nella fede per il Vicario di Cristo, allo stesso modo nelle persone di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di Papa Francesco.

 E poi, Mons. Pichierri ha avuto quella forte carica di carità e inventiva pastorale che lo ha mosso a realizzare, nelle due diocesi che ha guidato, numerosi progetti e iniziative. Impossibile enumerarli, fosse anche i più importanti. Si può dire che due di essi sono stati particolarmente a cura del nostro compianto Pastore:

Il Sinodo dei Giovani, che egli ha ideato con lungimiranza, per dare una prospettiva di lungo termine alle forze vive della Comunità diocesana, e per attivare i fermenti della gioventù di oggi, parte attiva della Chiesa, eppure insidiata dai tentacoli della società contemporanea. E

Il Primo Sinodo Diocesano, che tenne impegnato il Vescovo e la nostra Chiesa, già dal 2012-13 e che Mons. Pichierri ha avuto la gioia di concludere nel gennaio dell’anno scorso. La partecipazione delle forze vive della Diocesi, con tanti incontri e studi impegnativi, e con i decreti e le proposizioni conclusivi, ne ha fatto una pedana di lancio, per costruire la nostra Chiesa “MISTERO DI COMUNIONE e di MISSIONE”.

Questo Sinodo è in fondo il vero testamento, il lascito che il nostro amato Giovanni Battista ci consegna. Certamente la nostra Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie lo raccoglie come preziosa eredità, da fare fruttificare nel tempo, per il bene del nostro Popolo e per riconoscenza verso il compianto Pastore.

In questa Eucarestia, Commemorazione del 50.mo di Sacerdozio del nostro defunto Fratello, pur nella tristezza per la sua scomparsa, ringrazieremo il Signore per le copiosissime grazie che ci ha dato con la sua presenza e la sua attivissima cura pastorale per la nostra intera Comunità. Ringraziamo anche proprio Lui, che si è speso per noi, e promettiamo di seguire gli esempi, le indicazioni e gli ammonimenti che ci ha offerto

Al Giudice Misericordioso chiederemo di dare al suo servo fedele il premio per il suo lavoro svolto fino dalla prima ora; “Beati coloro che muoiono nel Signore. Le loro opere li seguono”. 

E pregheremo Gesù e lo Spirito Santo  di mandare alla nostra Chiesa un nuovo Pastore,  che raccolga il testimone per guidare il nostro Popolo sulla via della Santità e della testimonianza della Resurrezione.

La Vergine Maria, per la Quale cui il compianto Pastore ha avuto una profonda devozione, avvalori le nostre preghiere con la sua materna protezione. AMEN

 

Cardinale Francesco Monterisi
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