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Ecco la serva del Signore: il “sì” di Maria

“Io cederò il mio posto a chi vive nel mio Volere nel Cuore Materno della mia Mamma; Lei me li crescerà, guiderà i loro passi, li nasconderà nella sua Maternità e nella sua santità”

10/09/2018
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Timidamente Maria davanti all’angelo alza lo sguardo. I suoi occhi, scuri e profondi, si tuffano nella contemplazione di quell’essere misterioso e divino, inviato da Dio per incontrarla. Le sue labbra si muovono sussurrando: “Come è possibile?”.

 

Non dubita delle parole dell’angelo, non ritiene irrealizzabile quanto le sta dicendo. La storia di Israele è infatti costellata dagli interventi straordinari del Signore, l’onnipotente e il misericordioso. Sa perfettamente che tutto ciò che vuole, Dio lo compie. Tuttavia non si mostra passiva e acritica. Cerca di capire come la promessa della redenzione, nella quale lei crede e spera, troverà finalmente compimento e in che modo lei, piccola donna di questo sperduto villaggio della Galilea, è chiamata ad essere partecipe della realizzazione di un così grande disegno.

 

È umanamente comprensibile l’esitazione e lo stupore di Maria. Come sempre ha fatto nella sua vita, anche ora è disponibile a compiere la volontà di Dio, al dono di se stessa, ma non può fare a meno di rimarcare la sua situazione personale. Il cuore di Maria è tutto per il Signore ed è pronta ad offrirgli anche il suo corpo. Tuttavia teme che Giuseppe non le creda, non comprenda la sua scelta e la ripudi, che sia rifiutata dalla sua stessa gente. Giudicata un’adultera, rischia di essere lapidata secondo la legge mosaica.

Nella titubanza di Maria c’è tutto l’immenso rispetto di Dio per la sua libertà e tutta la delicatezza con cui le si rivolge, non imponendole il “sì”.

 

Anche noi spesso restiamo interdetti e stupiti di fronte al manifestarsi della volontà del Signore. Non c’è nulla di male ad esitare nella risposta, a chiedere spiegazioni e consiglio, a evidenziare la nostra condizione, a verificare le nostre possibilità e capacità. Dobbiamo imparare a dialogare con il Padre, a rivolgergli le nostre domande, a palesargli difficoltà, dubbi ed incertezze. Lo strumento insostituibile è la preghiera, che deve diventare indispensabile per il nostro vivere. la preghiera vera è sintonia profonda, scambio d’amore con colui che ci ama, al quale possiamo confidare ogni cosa e non recita inconsapevole di formule, parole vuote che non ci toccano e non ci coinvolgono.

 

La risposta dell’angelo è semplice e misteriosa al contempo. Non deve fare altro che mettersi a disposizione di Dio. Lo spirito che all’inizio della creazione aleggiava sulle acque, energia vivificante del Padre, scenderà su Maria, su di lei stenderà la sua ombra. Nel suo grembo verginale germoglierà la vita e da lei nascerà il tre volte Santo, il Figlio del Dio Altissimo. La sua maternità non sarà opera dell’uomo, ma puro dono di Dio per mezzo della potenza dello Spirito Santo. In lei potrà farsi carne il Verbo eterno del Padre perché il suo cuore è già abitato da Dio. Attraverso questa sua oblazione il Signore la esalterà e la nobiliterà. Lei sarà l’unica donna eternamente madre ed eternamente vergine. Non conosce uomo e non lo conoscerà neanche in futuro, perché quanto avverrà in lei è un mistero indicibile ed insondabile.

 

Il Signore ha chiesto molto a Maria, anzi, le ha chiesto tutto e Maria con totale disponibilità ha pronunciato il suo “Fiat”. Questa sua totale adesione alla volontà e al progetto di Dio, l’ha portata ad essere la madre di Dio e della Chiesa.

Nell’ultimo brano del Diario di Luisa (28 dicembre 1938) Gesù fa conoscere a Luisa quanto grande è la maternità di Maria soprattutto per le creature.

Essa non solo ha fatto da Madre col concepire Gesù, col darlo alla luce, col nutrirlo col suo latte, col prestargli tutte le cure possibili e necessarie per la sua infanzia; ciò non era sufficiente né al suo Materno amore né all’amore di Figlio di Gesù, perciò il suo amore materno correva nella mente di Gesù e se pensieri afflitti lo affliggevano, Maria stendeva la sua Maternità in ogni suo pensiero, li nascondeva nel suo amore, li baciava, così Gesù sentiva la sua mente nascosta sotto l’ala materna, che non lo lasciava mai solo; ogni suo pensiero aveva la sua Mamma che lo amava e gli prestava tutte le sue cure materne. La sua Maternità si stendeva in ogni respiro di Gesù, in ogni suo palpito e se il suo respiro e palpito era soffocato dall’amore e dal dolore, correva con la sua Maternità per non farlo soffocare dall’amore e per mettergli il balsamo al suo Cuore trafitto. Se Gesù guardava, se parlava, se operava, se camminava, Maria correva per ricevere nel suo amore materno i suoi sguardi, le sue parole, le sue opere, i suoi passi, li investiva col suo amore materno, li nascondeva nel suo Cuore e faceva da Mamma a Gesù, anche nel cibo che gli preparava faceva scorrere il suo materno amore, sicché Gesù, mangiandolo, sentiva la sua Maternità che lo amava.

 

E nelle pene di Gesù? Non c’è stata pena, né goccia di sangue che Gesù ha versato, in cui non ha sentito la sua cara Mamma. Dopo che gli faceva da Mamma, prendeva le sue pene e il suo sangue e se li nascondeva nel suo Materno Cuore per amarli e continuare la sua Maternità. Non si può dire quanto la Madonna ha amato Gesù e quanto Gesù ha amato sua Madre! L’amore della Madre di Dio è stato così abbondante, che Gesù non sapeva stare in tutto ciò che ha fatto senza sentire la sua Maternità insieme a lui. Lei correva per non lasciarlo mai, anche nel respiro e Gesù la chiamava, la sua Maternità era per lui un bisogno, un sollievo, un appoggio alla sua vita quaggiù.

 

In tutto ciò che scorreva tra Gesù e Maria, l’amore non trovava intoppo, l’amore dell’uno correva nell’amore dell’altro per formare una sola vita. Ora, volendo Gesù fare la stessa cosa con le creature, quanti intoppi, ripulse ed ingratitudini! Ma il suo amore non si arresta mai. Come la Madonna stendeva la sua Maternità dentro e fuori dell’Umanità, così la costituiva e la confermava Madre di ciascun pensiero di creatura, di ogni respiro, di ogni palpito, di ogni parola e faceva stendere la sua Maternità nelle opere, nei passi, in tutte le loro pene; la sua Maternità corre ovunque, nei pericoli di cadere in peccato corre, copre le creature con la sua Maternità affinché non cadano e, se sono cadute, lascia la sua Maternità come aiuto e difesa per farle rialzare. La sua Maternità corre e si stende sulle anime che vogliono essere buone e sante, come se trovasse il suo Gesù in esse, fa da Madre alla loro intelligenza, guida le loro parole, le copre e nasconde nel suo amore materno, per crescere altrettanti Gesù. La sua Maternità fa sfoggio sul letto dei morenti e avvalendosi dei diritti di autorità di Madre, dati da Gesù, gli dice con accento così tenero, che Gesù non può negarle: “Figlio mio, sono Madre e sono figli miei, devo metterli in salvo. Se ciò non mi concedi, la mia Maternità ne risente.” E mentre dice ciò li copre col suo amore, li nasconde nella sua Maternità per metterli in salvo. Il suo amore è stato così grande da far dire a Gesù: “Madre mia, voglio che sia la Madre di tutti e ciò che hai fatto a me, farai a tutte le creature. La tua Maternità si stende in tutti gli atti loro, in modo che vedrò tutti coperti e nascosti nel tuo amore Materno.” Non solo doveva essere Madre di tutti, ma doveva investire ciascun atto loro col suo amore materno. Questa è stata una delle Grazie più grandi che Gesù ha fatto a tutte le generazioni umane.

 

Ma, insieme, riceve purtroppo tanti dolori! Le creature arrivano anche a non voler ricevere la sua Maternità, a disconoscerla e perciò tutto il Cielo prega, aspetta con ansia che la Divina Volontà sia conosciuta e regni; e allora la gran Regina farà ai figli del Volere Divino ciò che fatto a Gesù, la sua Maternità avrà vita nei figli suoi.

Gesù cederà il suo posto a chi vive nel suo Volere nel suo Cuore Materno; Lei li farà crescere, guiderà i loro passi, li nasconderà nella sua Maternità e santità; si vedrà in tutti i loro atti impresso il suo amore materno e la sua santità; saranno veri figli suoi, che somiglieranno a Gesù in tutto. Tutti dovrebbero sapere che cosa vuol dire vivere nel Divin Volere; si ha una Regina e una Madre potente, che supplirà a ciò che loro manca, li crescerà nel suo grembo materno ed in tutto ciò che faranno starà insieme con loro, per modellare gli atti loro ai suoi, tanto che si conoscerà che sono figli cresciuti, custoditi, educati dall’amore della Maternità della Madre Celeste e questi saranno quelli che la renderanno contenta e saranno la sua gloria ed il suo onore.

don Marco
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