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“Ai Sacerdoti, come novelli Profeti, il compito di fare da trombettieri per far conoscere il mio Fiat Divino”

Corato accoglie il Vescovo Leonardo

21/02/2018
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La prima domenica di quaresima è stata certamente una giornata memorabile per la città di Corato che ha accolto con grande emozione il nuovo Arcivescovo Mons. Leonardo D’Ascenzo.

L’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, con i comuni ad essa connessi, dal 14 gennaio u.s., giorno della sua Ordinazione Episcopale, con Mons. Leonardo D’Ascenzo ha finalmente riavuto il suo Pastore dopo l’improvvisa scomparsa dell’Arcivescovo Giovan Battista Pichierri, il 26 luglio 2017.

 

Una comunità che ha avvertito e vissuto il suo stato di “orfana” nella preghiera affinché presto riavesse la propria guida spirituale, e ieri anche a Corato, come già a Trani il 27 gennaio, a Barletta il 28 gennaio e a Bisceglie il 04 febbraio, si è respirata un’aria di ritrovata paternità e di ringraziamento al Signore che a tutto provvede e che ha ridato al suo gregge smarrito un nuovo Pastore.

 

Intorno alle ore 17.00 Mons. D’Ascenzo è stato accolto presso il Palazzo di città, prima tappa della sua visita, dal Sindaco Dott. Massimo Mazzilli e dell’Amministrazione comunale. Dopo aver raccontato dei Santi patroni, il pensiero del Sindaco è andato a Luisa Piccarreta: «nel suo mandato – ha detto al vescovo - voglia sostenere la sua causa di beatificazione».

Subito dopo il vescovo ha raggiunto la Chiesa di San Domenico per la “Statio quaresimale” e insieme alla comunità ecclesiale e ai tanti fedeli che nel frattempo si erano radunati per rivolgergli un primo saluto, si è avviato in processione verso la Chiesa Matrice, intitolata a Santa Maria Maggiore, per la solenne Celebrazione Eucaristica.

 

Sulle note del canto “Chi mi seguirà” il vescovo Leonardo ha fatto il suo ingresso in chiesa già gremita di fedeli che gioiosamente lo hanno salutato e accolto con un calorosissimo applauso, constatando sin da subito la sua semplicità, la sua disponibilità a stringere la mano a quanti lo desiderano, soffermandosi qualche istante con i Piccoli Figli della Divina Volontà. Presenti, oltre che le autorità civili e militari, molte associazioni di volontariato.

 

Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo” (Ap 21). Con queste parole Don Giuseppe Lobascio, Vicario zonale, ha voluto dare il benvenuto della città di Corato a Sua Ecc.za, spiegando che, in questo momento, questa era l’immagine della nostra comunità che, tutta adorna come una sposa, attendeva il suo sposo, e “del cammino che questa comunità sta facendo per diventare sposa di Cristo e Santa”.

La città di Corato, ha proseguito il vicario zonale, è tra i comuni demograficamente più estesi dove la messe è abbondante, riprendendo così le parole scelte dall’Arcivescovo per il suo motto episcopale “Messis quidem multa” (Lc 10,2), e «che si è dimostrata accogliente con i migranti che fuggono da guerre e miserie … una città che negli anni passati ha conosciuto figure dal punto di vista spirituale …  la Serva di Dio Luisa Piccarreta, terziaria domenicana che ha dedicato la sua vita a Dio, considerata Santa già ai suoi tempi; Mons. Luigi D’Oria, don Ciccio Tattoli, don Luca Masciavè: sacerdoti che hanno donato la vita per questa comunità.”

“Corato-continua Don Peppino- ha dato tante vocazioni alla vita sacerdotale e soprattutto alla vita religiosa sia maschile che femminile … come anche il laicato è sempre stato molto attivo, sia a livello zonale che a livello diocesano, sempre pronto a venire incontro alle necessità dei pastori”. Ma è pur vero che spesso le nostre comunità sono affette da una certa indolenza, ha detto don Peppino, ripiegate sulle loro certezze che impedisce loro di compiere uno scatto in avanti, quel salto di qualità che è certamente crescita. Fenomeno che non risparmia neppure la nostra città che necessita di novità per reagire, quale è stata la stessa nomina del nuovo Arcivescovo. Spesso, presi da sentimenti più di tristezza, di preoccupazione che di gioia non siamo più in grado di riconoscere il bello, quanto di positivo c’è nella vita quotidiana.

E allora l’alternativa è provare a cambiare prospettiva, l’atteggiamento corretto è quello di mettersi in discussione, facendo cadere lo sguardo, sull’abbondanza, sulla bellezza che ci circonda e che ci è stata donata da Dio. Uno sguardo che si posa sulle persone per far emergere tutta la bellezza, la bellezza dei cuori, delle relazioni, per lasciarsi prendere dall’amore travolgente di Cristo, invocando la Sua venuta.

Anche il Papa all’Angelus ha invitato i fedeli a non considerare la «Quaresima come un tempo triste, di lutto … Non siamo mai sufficientemente orientati verso Dio e dobbiamo continuamente indirizzare la nostra mente e il nostro cuore a Lui»

 

Tema ripreso dal Vescovo Leonardo subito dopo aver rivolto il proprio saluto ai fedeli e un ringraziamento particolare alle autorità civili e militari, alle associazioni di volontariato presenti, sottolineando che “dobbiamo innanzitutto domandare al Signore di riconoscere la Sua presenza in mezzo a noi … il Signore ci aiuti a saper riconoscere tanta bellezza intorno a noi, a guardare alle cose positive, senza chiudere gli occhi di fronte alle realtà di sofferenza, di fatica. Noi possiamo partire dai nostri percorsi, dalle cose belle, per crescere e poter affrontare tante difficoltà. A partire da tutto questo possiamo certamente crescere.”

 

Questo impegno a convertire il nostro atteggiamento lo abbiamo intrapreso già col mercoledì delle Ceneri, ci ha ricordato il Vescovo nella sua omelia: “abbiamo iniziato il cammino quaresimale. La liturgia ci ha consegnato tre strumenti fondamentali per vivere questo tempo forte, bello verso la Pasqua del Signore: la preghiera, l’elemosina, il digiuno … con la prima domenica di Quaresima siamo dunque chiamati a muovere il primo passo in questo itinerario e l’immagine che la liturgia ci consegna è quella dell’arcobaleno, un’immagine straordinaria che esprime i colori della vita divina che scende dall’alto sul mondo … l’arco è simbolo dell’abbraccio che Dio rivolge all’umanità …  È la Volontà di Dio di vivere delle relazioni, con ognuno di noi, relazioni di Paternità, di Bontà, di Misericordia ... Quello che il libro della Genesi ci annunzia come profezia viene a concretizzarsi in una in una persona: Gesù! “

 

“Questo abbraccio, continua il Vescovo, questo contatto tra Cielo e terra, tra Dio e l’uomo si concretizza in maniera piena in una persona: Gesù! Vero Dio e vero Uomo … Ecco che Gesù annuncia che il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino. Dio è vicino a noi, è il nostro compagno di viaggio”. La vicinanza di Dio deve suscitare in noi quell’appello alla conversione, a guardare con gli occhi di Dio, “a rivolgere il nostro volto verso Dio, a vedere ciò che é bello … e poi affrontare anche le cose brutte che la vita non ci risparmia … siamo chiamati a guardare il volto bello di Dio, i suoi doni, la sua Volontà di abbracciare ognuno di noi. Questo ce lo dice Gesù che ha vissuto fino in fondo la nostra esperienza e umana”.

 

Il Vangelo della I domenica di Quaresima testimonia come Gesù vive ha vissuto nel deserto per 40 giorni, dove il numero 40 nel linguaggio biblico simboleggiano la pienezza, la vita. Potremmo dire con le parole di Mons. D’Ascenzo: «che Gesù stette una vita nel deserto, caratterizzata dalle emozioni, dalle spinte dello Spirito Santo e dalle tentazioni di Satana, è lo stare appunto tra “le bestie selvatiche e l’essere curato dagli Angeli” … Gesù ha sperimentato tutto quello che noi viviamo, eccetto il peccato, e può comprendere quanto viviamo, i momenti belli, ma anche quelli più faticosi, difficili. E li vive ancora, accanto a ciascuno di noi ed è a Lui che dobbiamo rivolgerci con fiducia».

 

Il digiuno è l’altro elemento o strumento che ci è stato consegnato il giorno delle Ceneri ed è una pratica, riflette l’Arcivescovo “che si è quasi persa perché se ne è smarrito il senso, non riusciamo a cogliere il suo significato profondo … I Vangeli di Matteo e Luca ci dicono che Gesù è stato nel deserto, digiunando. Ma per comprendere il senso profondo del digiuno occorre innanzitutto comprendere il significato profondo del mangiare. Nella Bibbia, spiega il Vescovo, l’uomo che mangia compie un atto religioso, se riesce a viverlo in senso spirituale … siamo creature, incapaci di procurarci la vita per questo abbiamo bisogno di riceverla dall’esterno. Per vivere dobbiamo ricevere vita, non siamo noi a produrla … il non mangiare è riconoscersi creatura …. È un ricollocarsi in modo corretto nei confronti di Dio e degli altri”. La vera vita però non viene dal cibo, viene dall’alto, è in Dio. “Col digiuno ci riconosciamo tutti creature uguali, bisognose del Padre, bisognose di ricevere vita, di ritrovare il senso straordinario della nostra creaturalità.  senza Dio la nostra vita è non vita”.

 

Prima della conclusione l’Arcivescovo ha rivolto un pensiero agli ammalati, agli anziani che sono rimasti a casa, perché la loro situazione era di impedimento, ma sicuramente ci hanno accompagnato con le loro preghiere. Infine ha ringraziato la comunità per il dono della casula, dicendo «avete esagerato … spero tanto che il servizio che svolgerò tra voi possa corrispondere alla bellezza del vostro dono. Grazie di cuore a tutti».

 

Per i Piccoli Figli della Divina Volontà la visita del Vescovo Leonardo è stata particolarmente significativa, vissuta con grande emozione. Solo una settimana fa la presenza delle Reliquie di Sant’Annibale ci esortava a far proprio il comando evangelico che Gesù rivolge ai suoi discepoli: per la messe abbondante è necessario che vi siano buoni, evangelici operai (cfr Mt 9,37-38; Lc 10,2). Un passo del Vangelo che ha ispirato anche il ministero dell’Arcivescovo. Il motto di Sant’Annibale “Rogate ergo Dominum messis” si completa con le parole scelte dall’Arcivescovo per il suo motto episcopale “Messis quidem multa”.

 

A noi fedeli il compito di pregare, come dice Gesù a Luisa, perché fioriscano sacerdoti e ministri illuminati, affinché siano luce nei popoli e affinché, rinascendo la luce, il popolo possa acquistare la vista, poiché «ai Sacerdoti, come novelli Profeti, tocca il compito e con la parola e con lo scritto e con le opere di fare da trombettieri per far conoscere ciò che riguarda il mio ‘Fiat Divino»

 

Fiat!

Riccardina
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