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9. La carità non cerca il suo interesse

“Tra la creatura e Dio non c’è alcun vuoto d’amore divino, se tutti i suoi atti corrono verso Dio per amarlo”

08/05/2018
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La carità non cerca il suo interesse, l’egoismo invece rinchiude l’uomo in se stesso, per cui l’egoista cerca ciò che gli sta dentro, cerca cioè il suo “io” e quindi ciò che lo interessa, mentre l’amore vero cerca l’interesse dell’altro, spinge a dimenticarsi per aprirsi alle necessità dell’altro, che diventa il vero centro di attenzione.

Sempre l’Apostolo Paolo in Fil 2 raccomanda di vivere nella carità: “Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse ma anche quello degli altri”. Come Dio ci ama di amore gratuito così ciascuno deve amare l’altro con lo stesso amore disinteressato, la carità non è un dare per avere, ma un dare senza calcolo e interesse, la carità così intesa si deve estendere a tutti, a cominciare dalla famiglia. Chi ama accetta la condivisione che si concretizza con “quel che è mio è tuo e quel che è tuo è mio”, concetto sottolineato nella parabola del “padre misericordioso” dal padre al figlio maggiore (Lc 15,1-3.11-32) “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che mio è tuo”.

 

Se questa caratteristica sta alla base del rapporto padre - figlio nel mondo naturale, è ancora più importante sul piano sovrannaturale, infatti chi vive ed opera nella Divina Volontà acquista, in qualità di figlio, il diritto ai beni divini. Gesù infatti sottolinea a Luisa che ogni atto che la creatura fa in Essa è un diritto che acquista nelle proprietà del suo Creatore. Succede che per diritto si sente amare dall’Essere Supremo, perché ha messo il suo amore nell’Amore Eterno. C’è una grande differenza tra chi prende con diritto i beni divini e si può chiamare figlio e gli altri che si possono chiamare servi! La creatura con questi diritti dà a Dio l’amore di figlio, amore di disinteresse, amore che dice “amore”.

 

Gesù ribadisce spesso a Luisa (vol XXX, 16 novembre 1931) il concetto che l’amore costituisce un diritto. Se tra la creatura e Dio non c’è alcun vuoto d’amore  divino, se tutti i suoi atti corrono verso Dio per amarlo, se hanno principio dall’amore e nell’amore finiscono, se guarda tutte le cose che appartengono all’Ente Supremo come sue, questo mostra l’amore del figlio verso suo Padre, perché in questo modo non si esce né dalla proprietà divina, né dall’abitazione del Padre Celeste, perché l’amore vero costituisce un diritto nella creatura, diritto di figliolanza, diritto di partecipazione dei beni, diritto di essere amato. Ogni suo atto d’amore è una nota vibrante che palpita nel cuore divino e col suo suono dice: “Ti amo ed amami!”. Ed il suono non finisce se non sente la nota del suo Creatore, che facendo eco al suono dell’anima, gli risponde: “Ti amo, oh figlio”. Come aspetta Dio il “ti amo” della creatura per farle prendere il posto nel suo amore, per avere il dolce gusto di poter dire: “ti amo, o figlio” e così poter dare maggiore diritto di amarLo e farlo appartenere alla famiglia divina! Un amore spezzato e che non fa sue le cose divine, né le difende, non si può chiamare amore di figlio, tutt’al più potrà essere amore d’amicizia, amore di circostanza, amore d’interesse, amore di necessità che non costituisce un diritto, perché solo i figli hanno diritto di possedere i beni del Padre ed il Padre ha il sacrosanto dovere, anche con leggi divine e umane, di far possedere i beni ai suoi figli.

 

Pertanto la regola d’oro, da osservare per far sì che la carità non cerchi mai il suo interesse, è vivere nella Divina Volontà, nell’ordinarietà della vita quotidiana. A Dio sta molto a cuore stabilire la Santità del vivere nella Divina Volontà, che fu la Santità propria di Gesù sulla terra (vol XXII, 27 novembre 1917). La Santità del vivere nel Divin Volere è esente da interesse personale. Questa fu la Santità dell’Umanità di Gesù, Lui che fece tutto per tutti senza l’ombra dell’interesse. L’interesse proprio toglie l’impronta della Santità divina, perciò non può essere un Sole, al più per quanto bella, può essere una stella. Gesù desidera tanto stabilire questa santità, perché l’umanità ha bisogno di questi “soli” che la riscaldino, la illuminino, la fecondino. Il disinteresse di questi santi, definiti da Gesù “angeli terrestri” - tutto per il bene degli altri, senza l’ombra del proprio - aprirà la via nei loro cuori a ricevere la Grazia. Il vero amore, quello disinteressato, è tipico di chi vive nella Divina Volontà, perché si estende a tutti i tempi e luoghi, per tutti e per ciascuno. (vol XXII, 20 giugno 1927).

Oh potenza del Fiat Divino

che permette alla creatura di stendere il suo amore

nel passato, nel presente e nel futuro,

per darle il diritto che il suo amore si stenda ovunque

e in tutti i tempi e mai cessi di amare!

 

Tendere a questo livello di santità nel Divin Volere non deve essere considerato un traguardo utopistico, il Vangelo sia la nostra guida sempre. Le parole del Vangelo “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mc 12,31) sono parole che chiedono di essere vissute subito. La sete ardente di Gesù sulla croce continua a gridare chiedendo tutto il nostro amore in ogni cosa, Gesù ci fornisce anche una guida mirabile per aiutarci nel nostro cammino terreno (vol XXXVI, 20 aprile 1938). Il “sitio” di Gesù sta sempre in atto di dire alla sua Mamma: “Madre, ecco i tuoi figli”, pertanto Gesù continua a metterLa a fianco delle creature come aiuto, come guida per farLa amare da figli ed Essa non solo li ama da Mamma e dà loro la sua Maternità per far amare Gesù come Lei ama, ma col dare la sua Maternità, mette il perfetto amore tra le creature affinché si amino tra loro con amore materno che è amore di sacrificio, di disinteresse e costante. Inoltre, come già annunciato nel Vangelo di Matteo: “Non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo”, Gesù si propone Maestro ineguagliabile negli scritti di Luisa (vol XII, 22 giugno 1920), quando sottolinea che la Santità della sua Umanità fu il pieno disinteresse, nulla fece per Sé, ma tutto soffrì e fece per le creature. Il suo amore può dirsi vero, perché improntato dal disinteresse. Dove c’è l’interesse non si può dire che ci sia una fonte divina.

 

L’anima, col disinteresse proprio, è quella che si fa avanti e, mentre si fa avanti, il mare della Grazia di Dio la prende di dietro, inondandola, in modo da farla restare tutta sommersa, senza che lei ci pensi. Invece chi pensa a se stesso è l’ultimo e il mare della Sua Grazia gli sta davanti e deve lui, a forza di braccia, solcare il mare, se pur gli riesce, perché il pensiero di se stesso gli creerà tanti intoppi da incutergli timore di gettarsi nel Suo mare e finisce col restarsene alla riva.

 

Gesù sia sempre la nostra Guida, il nostro Maestro per raggiungere la perfezione dell’amore, che ci renda pronti a spendere la vita per i fratelli, a impegnarci per loro senza alcuna riserva.

Tonia Abbattista
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