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14. L’eccellenza dell’amore vero è l’eccellenza di Dio

“Solo l’amore è quello che trasforma l’anima in Dio e ne forma una sola cosa … solo l’amore è quello che trionfa su tutte le imperfezioni umane, consuma ciò che impedisce all’anima di prendere Vita divina in Dio”

11/07/2018
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L’amore è il coefficiente che moltiplica tutto, è l’unica realtà che cresce condividendosi. L’amore è un dono immeritato che genera una spirale di vita crescente, chiede tutto per dare tutto, è l’inizio e il fine. L’amore, afferma Gesù nei Diari di Luisa, (vol IX 20 maggio 1909) è superiore ad ogni altra cosa. Non c’è cosa che possa superare l’amore, né la dottrina, né la dignità, molto meno la nobiltà.

 

Le quindici caratteristiche dell’amore citate nell’Inno alla carità di S. Paolo sono il ritratto di Dio. Il dono dello Spirito Santo ci mette sul cammino per vivere e amare anche noi come Dio. Il senso della nostra vita infatti è raggiungere, aspirare, camminare su questa via per giungere, ognuno alla nostra misura, in questa che è la nostra verità di figli di Dio. Ma per essere figli la creatura deve morire a se stessa per vivere solo in Gesù, tutto deve essere fatto per amore suo. La carità è una virtù che dà vita e splendore a tutte le altre, perciò Gesù chiede alla creatura: “stai attenta e fa’ che le tue opere, anche le minime, siano investite dalla carità, cioè in Me, con Me e per Me” (vol I). L’amore divino è in cerca di tutte le creature per amarle, Gesù a Luisa (vol XXXI, 18 sett. 1932) dice che la vita di ciascuna creatura ebbe il suo principio nel tempo, ma nell’Ente Supremo non ebbe principio, fu amata con amore senza principio e senza fine. Ora il vivere nella Divina Volontà è proprio questo: sentirsi scorrere in tutto l’essere la luce, la forza divina, la vita della Divina Volontà. Dio sente l’irresistibile bisogno di amare, di andare in cerca di tutto e di tutti, perché la sua natura divina è amore e deve amare con un amore che ha virtù di amare tutti, di estendersi a tutti e ovunque. Dio perciò desidera tanto che la creatura si faccia ripetitrice del suo amore, molto più che in tutto ciò che Dio ha fatto per la creatura il primo movente, il primo atto è stato l’amore, ma quello che diede vita e dà vita a tutto è la Divina Volontà. Ecco perché Gesù afferma (vol XXVIII, 12 agosto1930) che chi vuole trovare la vera vita deve venire in Essa, perché in Essa troverà la pienezza del Suo Amore e l’anima acquisterà le prerogative dell’amore di Dio che sono: amore fecondo, amore che sorge, amore che tutto abbraccia, amore che tutto muove in amore, amore insuperabile e senza termine, amore che tutto ama e conquista.

 

La carità dunque porta a farsi tutto per tutti, quindi per comprendere il vero valore dell’amore, bisogna imparare a vivere e a conformarsi sempre più a Cristo, vero modello di carità, bisogna far sì che la nostra vita sia permeata dall’amore, ma un amore che parta in direzione di Dio, quindi vivendo nella Divina Volontà. Gesù conferma tutto questo quando (vol IV, 15 giugno 1902) asserisce che l’amore ha questo di proprio, di formare di due oggetti uno solo, di due volontà una sola. Onde l’anima che lo ama forma con Lui una cosa sola, una sola volontà. Poi ancora chiarisce (vol VI, 23 giugno 1905) che chi sta unito con la sua Umanità già si trova alla porta della sua Divinità, perché la sua Umanità è specchio all’anima, da cui riverbera la Divinità in essa; e chi si trova ai riverberi di questo specchio, s’intende che tutto il suo essere è trasmutato in amore , perché tutto ciò che dalla creatura esce , anche il movimento degli occhi, delle labbra, il muovere dei pensieri e tutto il resto, tutto dovrebbe essere amore e fatto per amore, perché essendo l’Essere divino tutto amore, dove trova amore assorbe tutto in Sé, e l’anima dimora in Dio sicura, come nel suo proprio palazzo. Pertanto solo vivendo nella Divina Volontà si può trovare il vero amore, Gesù perciò ci mette in guardia e ci dice (vol VII, 20 gennaio 1920) che fino a tanto che l’anima non si seppellisce nella sua Volontà, fino a morire del tutto, col disfare tutto il suo volere nel Suo, non può risorgere a nuova vita divina, col risorgimento di tutte le virtù di Cristo che contengono la vera santità. Perciò la Divina Volontà sia il suggello che suggella l’interno e l’esterno e quando la Sua Volontà sarà risorta tutta nella creatura, troverà il vero amore.

 

A Luisa che gli chiedeva di poter diventare “tutto amore” Gesù spiega (vol VII, 6 novembre 1906) che, vivendo nel suo Volere, l’anima acquista l’amore più eroico e giunge ad amare Dio col Suo stesso amore, diventa tutto amore e, diventando tutto amore, sta a suo continuo contatto, quindi sta con Lui, in Lui  e fa tutto per Lui, né si muove, né desidera altro che il Suo Volere, dove è racchiuso tutto l’amore dell’Eterno. E vivendo in questo modo l’anima giunge quasi a sperdere la fede e la speranza, perché giungendo a vivere del Volere Divino, l’anima non si sente più a contatto della fede e della speranza. Infatti se vive del Suo Volere che cosa deve credere se Lo ha trovato? Che cosa deve sperare se già Lo possiede? Dio è un complesso d’amore e un atto continuato d’amore, che mai cessa di amare e quando trova il suo amore nella creatura trova se stesso.

 

Che cosa non può fare l’amore, animato da un Fiat Onnipotente? (vol XXXIV, 1° gennaio 1937) Si fa calamita e attira Dio in modo irresistibile, toglie ogni dissomiglianza, col suo calore trasforma e abbellisce in modo incredibile, tanto che Cieli e terra si sentono rapiti ad amare. Alle tre Divine Persone riesce impossibile non amare una creatura che Le ama, tutta la loro potenza e forza divina si rendono impotenti e deboli innanzi alla forza vincitrice di chi Le ama. L’amore, vivificato e alimentato dalla Divina Volontà, trasforma l’anima in Dio, anche questo concetto importante ci viene chiarito da Gesù nei Diari (vol XI, 28 agosto 1912). Le altre virtù, per quanto alte e sublimi, fanno sempre distinguere la creatura e il Creatore. Solo l’amore è quello che trasforma l’anima in Dio e ne forma una sola cosa. Pertanto solo l’Amore è quello che trionfa su tutte le imperfezioni umane, che consuma ciò che lo impedisce, per far passare l’anima a prendere vita divina in Dio. Ma non si può dire vero amore, se non riceve vita e alimento dalla Divina Volontà, perciò Essa, congiunta all’Amore, è quella che forma la vera trasformazione in Gesù. L’anima sta a continuo contatto con la sua potenza, Santità e con tutto ciò che Lui è, quindi si può dire è un altro Gesù.

 

Alla luce di queste conoscenze le ultime affermazioni di S. Paolo acquistano il giusto significato: “La carità non avrà mai fine. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà”.  Il che vuol dire che l’amore è la perfezione cioè il compimento di tutto. Per cui tutto il resto terminerà, l’amore no. “Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto uomo, ciò che ero da bambino l’ho abbandonato”. Effettivamente si diventa adulti spiritualmente quando si impara ad amare come ama Dio. “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto”; vuol dire che io amo Dio come Dio ama me, quindi sono uguale a Lui per Grazia.

 

Ancora Gesù ci illumina riguardo a ciò quando afferma (vol VI, 16 ottobre 1905) che quanto più l’anima giunge al termine per avvicinarsi alla fonte di ogni bene, qual è il vero e perfetto amore di Dio, dove tutto resterà sommerso e solo l’amore galleggerà per essere il motore di tutto, così l’anima sperderà tutte le virtù che ha praticato per il viaggio, per rinchiudersi tutto nell’amore e riposarsi di tutto, per solo amore. L’anima più cammina, meno sente il diverso lavorio delle virtù, perché l’amore, investendole tutte, le converte tutte in sé, tenendole in se stesso a riposo come tante nobili principesse, lavorando lui solo e dando vita a tutto, e mentre l’anima non le avverte, nell’amore le trova tutte, ma più belle, più pure, più perfette, più nobilitate. Quindi Gesù ci incoraggia nel cammino, perché quanto più si cammina, tanto più presto anche di qua si pregusterà la beatitudine eterna del solo e vero amore.

Ancora Paolo ci esorta (1Cor 15,28): “Dio sia tutto in tutti” (ut sit Deus omnia in omnibus), quindi “ Senza carità sono niente (nihil), con la carità sono tutto (omnia) come Dio”.

FIAT

Tonia Abbattista
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