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11. La carità non tiene conto del male ricevuto

“«Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Anche la carità allora sarà perfetta, e il perdono avrà l’impronta dell’eroismo, come lo ebbi Io sulla croce”

21/05/2018
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“La carità non tiene conto del male ricevuto”. In questa espressione Paolo ricorda che il perdono è una delle forme più elevate dell’esercizio della carità, che risponde al male con il bene, amando l’altro così com’è, difetti compresi.

“Tenere conto” è proprio il termine tecnico per la contabilità del ragioniere, la carità invece non fa la lista dei torti ricevuti, non tiene nessun conto, anzi già tutto è accreditato in dono e perdono in anticipo. Il perdono quindi è l’espressione più alta dell’amore.

Dio ci ama e ci perdona sempre, è così infinitamente grande il suo perdono che non sappiamo ancora quanto infinitamente grande dovrebbe essere la nostra gratitudine per tanta misericordia.

 

Santa Caterina da Siena scriveva che dal momento che noi non potremmo mai ricambiare direttamente e adeguatamente un tale amore, ecco che Dio ci dona il prossimo, affinché possiamo esercitare il perdono nei confronti di esso, insegnandoci a pregare così: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Sappiamo che “Dio non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe” (Sal 103). Il debito con Dio, anche se di un peccato veniale, è infinito eppure Dio non ne tiene conto, in vista del pentimento, infatti Gesù parlando a Luisa (Vol I), chiarisce che quando un’anima si è umiliata, convinta di aver fatto male, ha lavato l’anima sua nel Sacramento della Confessione ed è pronta a morire anziché offendere Dio, fa un affronto alla misericordia di Dio se cerca con la sua mente di involgersi nel fango passato e impedisce a Dio di farle prendere il volo verso il Cielo, perché se cerca di pensarci, è sempre racchiusa in se stessa con quelle idee. Dio non ricorda più, ha perfettamente dimenticato tutto e, cosa molto consolante, non esiste in Lui nemmeno l’ombra del rancore.

 

Risuonano le parole del profeta Geremia: “Io perdonerò le loro iniquità, non ricorderò più il loro peccato”. Dio però, per la sua infinita bontà, mentre non tiene conto del nostro peccato “fa conto” anche del più piccolo atto d’amore fatto nella Divina Volontà, per fare che la creatura non resti defraudata in nulla.

 

In un’altra pagina del Diario di Luisa Gesù spiega la grande importanza del Sacramento della Riconciliazione, perché in quel momento il suo Sangue si mette in atto sul peccatore pentito e scende sulla sua anima per lavarlo, per abbellirlo, sanarlo e fortificarlo, per restituirgli la Grazia perduta e mettergli nelle mani le chiavi del Cielo che il peccato gli aveva strappato, per suggellare sulla sua fronte il bacio pacifico del perdono. Perciò se Dio è misericordioso verso ognuno di noi, Egli poi ci chiede di perdonare e amare il prossimo, considerando questo come un debito che abbiamo verso ogni uomo. Ecco perché Paolo dice: “Non abbiate nessun debito se non quello della carità”. Tenere conto del male ricevuto fa che non venga assolto il nostro debito verso gli altri e quindi in questo modo aumenta il nostro debito verso Dio.

Come risuonano ricche di insegnamenti le parole del Signore: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro Celeste che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5,44-45)! Gesù, durante la sua vita, ha agito così e attende che i suoi discepoli lo seguano. Quanta dolcezza mostrava Gesù, quanto amore in tante pene, quanto eroismo di virtù in mezzo a tante pene e insulti durante la sua passione! Quando ormai crocifisso, immerso in pene inaudite, in Lui l’amore rigurgitava, Lo soffocava e non poteva contenerlo, costretto dall’amore che Lo tormentava più delle stesse pene, rivolgendosi al Padre, pronunciò la sua prima parola sulla croce: “Perdono” e ci scusò innanzi al Padre di tanti peccati, per tutti implorò misericordia, per tutti applicò i meriti infiniti del suo preziosissimo Sangue, per tutti continuò a placare la Divina Giustizia e a concedere grazia a chi, trovandosi in atto di dover perdonare, non ne sente la forza. Gesù desidera tanto che la creatura sia simile a Sé, ma perché ciò si attui è necessario che si viva nella Divina Volontà, solo allora si realizzerà il “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Vol XV, 2 maggio 1923). Solo allora la carità sarà perfetta, il perdono avrà l’impronta dell’eroismo, come l’ebbe Gesù sulla croce, solo quando l’uomo avrà mangiato il pane della Divina Volontà come lo mangiava l’Umanità di Gesù. Allora le virtù saranno assorbite nella Divina Volontà e riceveranno l’impronta del vero eroismo e le virtù divine saranno come tanti fiumicelli che sbucheranno dal seno del gran mare della Divina Volontà.

 

Gesù desidera che l’anima viva nel Divin Volere! (Vol XXXVI, 30 ottobre 1938). È tanto il suo compiacimento che come la creatura va ripetendo i suoi atti in Essa, così Egli prepara nuovi doni, nuove grazie, nuovo amore. Se la creatura ama, Gesù le raddoppia il suo nuovo amore e se ritorna ad amarLo, Gesù ritorna sempre col suo nuovo amore a sorprenderla. Insomma è come una gara d’amore, la piccolezza umana armonizza con l’amore del suo Creatore e non solo ama Dio per sé, ma è tanto l’amore che sente per Dio, che Lo ama per tutti e per tutto e Dio giunge a tanto che le dà il diritto di giudicare insieme a Lui e, se vede che essa soffre perché il peccato deve subire rigorosi giudizi, per non farla soffrire, rende più miti i suoi giusti rigori ed essa fa dare a tutti il bacio del perdono.

 

La creatura nella Divina Volontà è la nuova Ester che vuol mettere in salvo il suo popolo, perché per mezzo suo Dio si sente più inclinato ad usare misericordia, a concedere grazie, a perdonare i peccatori più ostinati ed a rendere più brevi le pene delle anime purganti. Pertanto quando la Divina Volontà sarà fatta come in Cielo così in terra, si compirà la seconda parte del Padre Nostro, si genererà una civiltà della misericordia e del perdono e finalmente si instaurerà il Regno di una umanità di figli di Dio, tanto voluto da Gesù, che è morto per la remissione dei peccati solo perché le sue brame, i suoi desideri e sospiri sono stati sempre per il Regno della Divina Volontà sulla terra. Egli aspetta la sua completa gloria dal “Fiat voluntas tua” come in Cielo così in terra.

Tonia Abbattista
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