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XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Io non so né il giorno, né l'ora, ma so che sei tu, Signore Gesù

10/11/2017

Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

La liturgia e le letture bibliche hanno il loro corso ordinario, ma provvidenzialmente oggi offrono una luce particolare sul senso della vita, sul mistero della morte, sulla vocazione all’eternità, così come abbiamo riflettuto e pregato nel periodo dei Santi e dei Defunti.


L’apostolo Paolo, scrivendo ai Tessalonicesi, dice: “Non vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza”. Cosa significa? Cosa sanno e cosa dicono le persone, anche oggi, riguardo alla morte, quando avviene il passaggio di qualcuno all’eternità. Ci sono le espressioni e esperienze più varie forse, ci sono tanti pensieri secondo la nostra immaginazione, ci sono persone che pensano che tutto finisca con la morte. La Bibbia dice che molte volte siamo nell'ignoranza su queste cose. Perciò ecco tutta l’afflizione, che non è soltanto il dolore perché ci sono distaccate persone care o conosciute, ma è proprio l’angoscia che si sperimenta quando ci sono solo pensieri umani. Chi non ha la speranza, cioè la certezza della vita eterna rimane in questa afflizione, in questa tristezza. L’apostolo Paolo allora ci aiuta a metterci nella verità delle cose: la vita terrena è come un cammino verso l’eternità, verso la vita beata, verso la nostra pienezza, perché noi siamo fatti per l’eternità di Dio, la vita nei cieli; questa è la nostra vera e grande vocazione. Pensiamo a quale luce, quale calore, quale amore ci viene da questa “speranza”! Questo perché “noi crediamo che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con Lui”. “Noi saremo sempre con il Signore! confortatevi dunque a vicenda con queste parole”.


Il vangelo e la parabola che riporta ci insegnano il modo saggio di vivere su questa terra e di essere pronti per l’incontro con il Signore. Nella Bibbia sapienza e stoltezza assumono un significato religioso per indicare la disponibilità alla volontà di Dio o il rifiuto o l’insensibilità nei suoi confronti. Ecco la parabola delle dieci ragazze: le sagge che prendono con sé l’olio per la lampada, le stolte che non sono previdenti, non pensano al futuro. Le sagge entreranno nel regno di Dio, le stolte ne resteranno fuori. Cos’è questa luce? È la fede. Vivere nella fede, vivere di fede, cioè secondo la luce del progetto di Dio, del suo amore che ci ha salvati e ci salva. La fede unita all’amore, come ci insegnerà Gesù con un’altra parabola. Conclude Gesù: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno, né l’ora”. Non sappiamo quando saremo chiamati all'eternità: l’importante è cercare di essere pronti. Uno ha scritto: “Io non so né il giorno, né l’ora, ma so che sei tu, Signore Gesù”.

 

Il 22 marzo 1938, Gesù spiega a Luisa, che appena la creatura si decide a vivere nel Divin Volere, tutte le cose cambiano per essa. Il dominio divino la investe e la fa’ dominatrice di tutto, dominatrice della fortezza divina, della bontà, della santità; dominatrice della luce; Cieli e terra per diritto sono suoi. La creatura viene inserita in un’atmosfera di sicurezza, di pace imperturbabile. Nulla deve mancare a questa creatura che vive nel Divin Volere, di buono, di santo, di bello, di gioie divine; tutti i suoi più piccoli atti sono pieni di così tanta gioia, che rapiscono il sorriso di tutto il Cielo e dello stesso Ente Supremo. In cielo sono tutti sull’attenti per vedere quando ama e opera, per godercela e sorridere insieme. È così tanto l’amore, che Dio la mette nelle sue stesse condizioni; Dio, se non è amato, ama; se non curato e forse anche offeso, continua a dar vita; e se ritorna a Dio a chiedere perdono, non le fa’ alcun rimprovero, l’abbraccia e la stringe al suo seno divino. Pertanto, si può dire che l’uomo si può fidare solo di Dio, perché delle creature non solo non può fidarsi, ma troverà in esse mutabilità, inganni e, quando crederà di poggiarsi, le verranno meno. Ora, Dio si può fidare solo di chi vive nella Divina Volontà, essa si comporterà come Dio: Non amata, amerà; non curata e offesa, correrà dietro per metterla in salvo. Dio vede se stesso in chi vive nel Volere divino e perciò la ama così tanto e continua a versare torrenti d’amore su di essa, per essere riamato sempre più con duplice e crescente amore.

 

Il punto della morte è l’ora del disinganno e tutte le cose si presentano in quel punto, l’una dopo l’altra, per dirle: “addio, la terra per te è finita, incomincia per te l’eternità”. Succede per la creatura come quando si trova chiusa in una stanza e le vien detto: “Dietro a questa stanza vi è un’altra stanza, nella quale vi è Dio, il Paradiso, il Purgatorio, l’inferno, insomma l’Eternità”. Ma essa non vede nulla; se le sente asserire dagli altri e siccome quelli che le dicono neppure le vedono, le dicono in modo quasi da non farsi credere, non danno una grande importanza da far credere realtà, certezza, ciò che dicono in parole. Ora, un bel giorno cadono le mura e la creatura vede con gli occhi ciò che prima le dicevano; vede il suo Dio Padre, che con tanto amore l’ha amata; uno per uno i benefici, che le ha fatto e lesi tutti i diritti di amore che gli doveva; vede come la sua vita era di Dio, non sua. Tutto le si fa davanti, Eternità, Paradiso, Purgatorio, inferno; la terra le sfugge, i piaceri le voltano le spalle, tutto sparisce e le è presente solo ciò che sta in quella stanza di cui sono cadute le mura, qual è l’eternità. Che cambiamento succede per la povera creatura! La bontà di Dio è tanta che vuole tutti salvi, e permette che queste mura cadano quando le creature si trovano tra la vita e la morte, quando l’anima sta per uscire dal corpo per entrare nell’eternità, affinché almeno gli facciano un atto di dolore e di amore e riconoscano la Divina Volontà adorabile su di loro. Dio darà loro un’ora di verità, per metterle in salvo. Se tutti sapessero le innumerevoli strategie d’amore che Dio fa nell’ultimo istante della vita, affinché non gli sfuggano dalle sue mani più che paterne, non aspetterebbero quel punto, ma lo amerebbero per tutta la vita!

don Marco
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