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XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Con tutto il cuore

01/11/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

“Ascolta Israele, il Signore è il solo Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze”. È una delle parti più belle dell’Antico Testamento. Certamente questa preghiera, se ripetuta e assimilata, cambia il cuore e la vita. Secondo il vangelo di oggi, Gesù riprende questa indicazione e la completa, la fa diventare il “suo” comandamento, il comandamento nuovo.

Il primo comandamento è - dice Gesù – “amerai il Signore con tutto il cuore ... e il secondo è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso”. Dove sta la novità che porta Gesù?

Il cristianesimo, la vera religione di Gesù, è la religione dell’amore, non della paura; della fiducia, non del timore; del cuore e non delle pratiche esteriori. La religione dell’amore: scopriremo sempre di più che Dio ci ama di un amore infinito, pieno di tenerezza, di bontà, di misericordia, di fiducia. E da questa consapevolezza potrà derivare tutto il resto. Dio è Amore; anche noi siamo chiamati a diventare amore, pur nel nostro piccolo e con tutti i nostri limiti.

Ripetutamente Gesù ci annuncia il comandamento dell’amore che è l’essenziale del vangelo, la cosa più bella, più grande, l’unica che dà senso e pienezza alla vita: l’amore a Dio e l’amore al prossimo.
L’amore a Dio e l’amore al prossimo sono così legati, da essere una cosa sola. “Non si può amare Dio, che non si vede, se non si ama il prossimo che si vede. Se uno dice di amare Dio e non ama il prossimo, è un bugiardo”. Gesù ritiene fatto a sé, tutto ciò che facciamo al prossimo: “Qualunque cosa avete fatto a uno di questi, l’avete fatto a me”.

E Gesù, nella pienezza della sua missione, non si accontenta di dire: Ama il prossimo come te stesso, ma invita ad amare secondo la misura del suo Cuore: “Amatevi gli uni gli altri, come Io vi ho amati”. E Lui ci ha amati offrendo tutto se stesso per noi, fino al sacrificio della vita. Questo è “il mio comandamento”, è “il comandamento nuovo”.

Dice il Vangelo: Amare Dio e il prossimo è l’unica cosa importante, l’unica cosa che vale; questa vale più di tutto il resto.

È abbastanza facile parlare di amore. Ma l’amore non lo si dimostra con le parole, ma coi fatti. Anzi dobbiamo imparare a parlare poco e a compiere molte azioni di amore vero, generoso, disinteressato, verso tutti, con particolare attenzione verso le persone che hanno più bisogno, anche quelle che non ci sono simpatiche o verso le quali non ci sentiamo portati. Gesù dirà di amare perfino i nemici ... “perché se amate coloro che vi amano, che merito ne avete?”.

Se vogliamo intraprendere la strada dell’amore, non bisogno riempirsi la bocca di belle parole, ma riempire la vita di fatti concreti. Si tratta di prendere coscienza che, nonostante tutto ciò che ci ha detto Gesù e che noi stessi conosciamo quasi a memoria, è così facile sbagliare e peccare contro la carità e l’amore del prossimo. È soprattutto verso il prossimo che noi siamo peccatori. Basta pensare le mancanze che facciamo con le persone che ci sono più vicine, in casa nostra, nel lavoro, nelle relazioni con gli altri: egoismo, parole, giudizi, critiche ... Basta pensare anche ai peccati tra noi cristiani: le divisioni, le critiche, i personalismi, le incomprensioni ... In fondo anche le grandi divisioni tra le varie denominazioni cristiane sono peccati contro la carità, contro l’amore. E dire che Gesù ci aveva raccomandato solo questo. Lo aveva posto come distintivo dei cristiani. “Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Non basta allora la preghiera, la messa, la comunione ... La preghiera e la messa sono necessarie per diventare capaci di amare il prossimo. Questo ci porta ad essere umili, a chiedere perdono, a essere molto concreti nei nostri propositi.

Nei primi volumi del Diario di Luisa ci sono tantissimi brani che riguardano proprio l’amore per Dio e l’amore per il prossimo.

Il 10 settembre 1902 Gesù spiega a Luisa che Le prerogative dell’amore sono tre: l’amore costante, senza termine, l’amore forte e l’amore verso Dio e verso prossimo. Se nell’anima non si trovano queste prerogative, si può dire che non è della qualità del vero amore.

Il 4 marzo 1904, invece Gesù dice che l’anima di Luisa deve cercare di tenere il volo dell’aquila, cioè, soggiornare in alto, sopra tutte le cose basse di questa terra, e tanto alto deve essere il suo volo, che nessun nemico la possa offendere, perché chi vive in alto può offendere i nemici, ma non già essere offeso. E non solo deve vivere in alto, ma deve cercare di tenere purezza e acutezza d’occhi, simile a quelli dell’aquila, la quale, sebbene viva in alto, pure con l’acutezza della sua vista penetra le cose divine, non di passaggio, ma masticandole fino a farne il suo cibo prediletto, disgustandosi di qualunque altra cosa, come pure penetra le necessità del prossimo e non teme di scendere fra loro e far loro del bene e, se occorre, vi mette la propria vita. E con la purezza della vista, di due amori ne fa uno: l’amore di Dio e l’amore del prossimo, rettificando tutto per Dio. Tale dev’essere l’anima se vuole piacere a Dio.

E infine l’8 settembre 1905 sempre Gesù spiega a Luisa cosa consiste la vera carità. La vera carità è quando facendo il bene al prossimo, lo si fa perché esso è immagine di Dio. Tutta la carità che è al di fuori di questo ambiente non si può dire carità; se l’anima vuole il merito della carità, non deve mai uscire da questo ambiente, di trovare in tutto l’immagine di Dio. Tanto è vero che sta in questo la vera carità, che la stessa carità di Dio non esce mai da questo ambiente; Egli ama tanto la creatura, perché è immagine sua, e se col peccato deforma questa immagine sua, non si sente più di amarla, anzi l’aborrisce, conserva le piante e gli animali, perché servono alle sue immagini; e la creatura deve modificare tutta se stessa sull’esempio del suo Creatore.

Ma è possibile amare veramente? Sì è possibile! Ed è la cosa più bella, più facile, più vera: basta provare ogni giorno. Gesù ci dà l’esempio ... Gesù ci dà il suo Spirito che è la forza dell’amore vero nel nostro cuore.

don Marco
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