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XXVII Domenica del Tempo Ordinario

Il dono di Dio che è l'amore

05/10/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Ecco per noi il progetto di Dio nei riguardi del matrimonio e della trasmissione della vita.
Nel racconto poetico della creazione Dio sembra esultare per ogni creatura scaturita dalle sue mani e soprattutto per il suo capolavoro che è l’uomo e la donna, non solo come singoli, ma come riflesso e attuazione sulla terra della vita della Trinità: “Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza. maschio e femmina li creò”.


Nel nostro tempo molte volte il matrimonio e la vita dell’uomo e della donna vengono sporcati e profanati. Conosciamo tutto ciò che è malizia, istinto, sensualità, tentazione; conosciamo le crisi che si incontrano nelle coppie e nelle famiglie, le separazioni e i divorzi, le sofferenze che tutte queste cose causano negli sposi e nei figli.

Ma in tutto questo, e oggi soprattutto, va accolto e annunciato il progetto di Dio, che presenta il matrimonio come una cosa santa, una vocazione, una vocazione alla santità, che significa vocazione alla felicità vera. Proprio perché viviamo in un tempo difficile e pieno di tentazioni, deve risplendere il pensiero e il progetto di Dio, che è il vero aiuto e il vero bene per ogni persona e per ogni famiglia.


Dio ha pensato il matrimonio come una realtà unita e indissolubile, a immagine della Trinità santa. E Cristo è venuto a salvare la realtà del matrimonio da tutte le insidie che incontra. Lui si presenta come lo Sposo della Chiesa e il modello del vero amore. Dice S. Paolo: “Voi mariti amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa e ha sacrificato tutto se stesso per lei”.

Il Matrimonio, che ha già un suo grande valore umano per tutti, è diventato un sacramento di Cristo e della Chiesa: una cosa sacra, un cammino di amore e di santità.

E qui sta la vera felicità. Certamente abbiamo davanti agli occhi molti esempi di questo.

E sono tante le persone e le famiglie, che pur coi loro limiti, vivono molto bene il loro matrimonio cristiano. La gioia del cuore si ha quando si ama, si comprende, si perdona, si è fedeli, ci si sacrifica l’uno per l’altro, quando si accoglie la vita e i bambini diventano la realtà più grande nella famiglia. Nelle famiglie troviamo gli atti più grandi di bontà, di santità, di sacrificio, di amore vero.


Il vangelo invita a salvare la fedeltà alla persona cara perché non si distrugga la famiglia e invita ad accogliere i bambini. Gesù poi presenta i bambini come modelli di semplicità e di fiducia che insegnano a tutti la strada del Signore.

Dobbiamo chiedere nella preghiera di saper superare tutte quelle cose che inquinano l’amore vero, perché in tutti, specialmente nei giovani e nelle ragazze, venga coltivato un ideale puro e grande dell’amore e del matrimonio.

Vogliamo chiedere la forza della fedeltà e dell’impegno reciproco per gli sposi nella vita di ogni giorno. E perché gli sposi cristiani trovino la capacità di santificare la loro vita sull’esempio e con la grazia di Gesù.

 

Gesù, nel rivelare a Luisa le alte verità sul vivere nella Divina Volontà, usa spesso l’immagine del Matrimonio e dell’amore reciproco degli sposi. Per esempio il 16 giugno 1928, Luisa scrive che l’Ente Supremo al principio della Creazione ha fatto il suo sposalizio con l’umanità, poi è successo come uno sposo quando la sua sposa malvagia lo induce a dividersi, ma nonostante ciò nello sposo resta un affetto nel proprio cuore e pensa e sospira che se la sua eletta possa cambiare idea, forse potrà di nuovo riunirsi e riunirsi con lei col nodo di sposi e perciò spesso le fa arrivare all’orecchio per mezzo di messaggeri, che lui l’ama. Così ha fatto Dio, anche se lo sposalizio con l’umanità è stato sciolto con il peccato, Dio ha riservato un affetto e ha sempre desiderato, sebbene lontano, il nuovo nodo di sposi con l’umanità; tanto è vero ciò che non ha distrutto il palazzo che con tanta sontuosità e magnificenza aveva formato, né gli ha tolto il bene del Sole che formava il giorno, ma tutto è rimasto tale, perché chi l’aveva offeso se ne servisse. Anzi ha mantenuto la corrispondenza con lo scegliere fin dal principio del mondo, or un buono ora l’altro, i quali erano come messaggeri, come tanti postini che portavano uno le lettere, un altro i telegrammi, un altro le telefonate del Cielo, in cui veniva annunziato che lo sposo lontano non aveva dimenticato che li amava e che voleva il ritorno della sposa ingrata.

 

Così nell’Antico Testamento quanto più Dio moltiplicava i buoni, i patriarchi ed i profeti, tanto più pressanti erano gli inviti e la posta che correva tra il Cielo e la terra. Dio spediva notizie che desiderava la nuova unione. Tanto è vero che non potendo più contenere la foga del suo amore e non essendo per allora, ancor disposta l’umanità decaduta ha fatto un’eccezione sposando la Vergine Regina e l’umanità del Verbo con nodo di vero sposalizio, affinché, in virtù di Essi, fosse rialzata la decaduta umanità e potesse formare lo sposalizio con l’intera umanità. Quindi l’Umanità di Gesù ha formato il nuovo fidanzamento sulla croce con essa e tutto ciò che Gesù ha fatto, sofferto, fino a morire sulla croce, erano tutti preparativi per effettuare lo sposalizio desiderato nel regno della Divina Volontà.

Ora dopo il fidanzamento restano i pegni e i doni da darsi e questi sono le conoscenze sul “Fiat Divino” ed in esse vien dato il gran dono che l’uomo ha respinto nell’Eden, cioè il dono eterno, infinito ed interminabile del Divin Volere, dono che alletterà tanto l’umanità decaduta che darà il contraccambio del dono del suo povero volere, che sarà come conferma e suggello dell’unione degli sposi, dopo una lunga catena di corrispondenza, di fedeltà da parte di Dio e di incostanza, d’ingratitudine, di freddezza da parte delle creature. Così l’uomo si è degradato, ha perso tutti i beni perché è uscito dalla Volontà Divina; per nobilitarsi, per riacquistare tutto e per ricevere la riabilitazione dello sposalizio col suo Creatore, deve rientrare di nuovo nel “Fiat Divino” da dove è uscito, non ci sono vie di mezzo, neppure la stessa Redenzione è sufficiente per far ritornare l’uomo al principio dell’era felice della Creazione. Essa è mezzo, via, luce, aiuto, ma non fine, il fine è la Divina Volontà, perché Essa è il principio; è di giustizia, chi è il principio dev’esserne fine.

 

L’umanità dev’essere chiusa nel Volere Divino affinché sia restituita la sua nobile origine, la sua felicità e metta di nuovo in vigore lo sposalizio col suo Creatore. Perciò non basta all’amore di Dio il gran bene che la Redenzione ha fatto all’uomo, ma sospira più oltre; il vero amore non si contenta mai, allora è contento quando può dire: “Non ho più che dare” e conoscendo che l’uomo può ritornare felice, vittorioso, glorioso, nel nobile stato con cui è stato creato da Dio e questo col regnare la Divina Volontà in mezzo a loro, ecco perciò tutte le ansie divine, i sospiri, le manifestazioni, son rivolte a far conoscere la sua Volontà, per farla regnare, per poter dire al Suo amore: “quietati perché il nostro figlio amato è giunto nel suo destino, già è in possesso della nostra eredità che le fu data nella Creazione, qual è il nostro ‘Fiat’, e mentre lui possiede il nostro, Noi possediamo lui”. Quindi lo sposalizio è concluso di nuovo, gli sposi sono ritornati al loro posto d’onore, non resta altro che festeggiare e godere un tanto bene dopo un così lungo dolore.

don Marco
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