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XV Domenica del Tempo Ordinario

La Parola di Dio è per tutti i credenti

14/07/2017

Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

“Parla o Signore, che il tuo servo ti ascolta”, pregava il giovane Samuele.

“Se il Signore mi apparisse, se si facesse vedere, se mi dicesse qualcosa, se mi parlasse ... allora io crederei di più, lo ascolterei. Cercherei di fare quello che mi dice”.

Se il Signore mi parlasse … Il Signore è proprio un Dio che parla: parla nella mia coscienza, parla negli avvenimenti della vita e della storia, parla nella sua Parola che è la Bibbia: sia AT sia NT.

Per sentire quello che il Signore dice, occorre essere sintonizzati, cercare la sua voce, mettere a tacere tante altre voci, che mi giungono. Il silenzio è il clima adatto: “Dio non è nella confusione”.


In quale lingua parla il Signore? Certamente la Bibbia è tradotta in tutte le lingue, ma c’è una lingua che tutti possono capire: Dio usa la lingua dell’amore. Lui ci ama e ci parla al cuore. Nell’amore anche noi riusciamo a capirlo, a comprendere ciò che ci dice con chiarezza al nostro cuore. La liturgia di oggi ci aiuta a comprendere la grazia della Parola di Dio e a verificare il nostro rapporto con questa Parola di salvezza, di vita eterna, “Tu solo hai parole di vita eterna” dirà un giorno l’apostolo Pietro.


“Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, fecondata e fatta germogliare”, così la Parola di Dio produce efficacia e vita. Dio sempre fa risuonare la sua parola. L’umanità come l'accoglie? La Chiesa come l’accoglie? Io, la mia famiglia? Gesù ci parla con la parabola del seminatore e del seme che cade nei vari tipi di terreno: la strada, i sassi, le spine, il terreno buono. Io che tipo di terreno sono?

Il Signore semina con abbondanza, con gesto largo delle sue braccia. In un esame sincero di coscienza, forse ci ritroviamo ad essere immersi in tutti i limiti e le difficoltà descritte. Vogliamo sperare e vogliamo impegnarci di essere un po’ anche buon terreno.

È bello e incoraggiante pensare come tante persone hanno costruito la loro vita e le loro scelte su una parola chiara del Signore: S. Antonio del deserto, Francesco d’Assisi, la nostra Luisa ...

È importante anche verificare il nostro rapporto, la nostra conoscenza della Parola del Signore che ci è data nella Bibbia, nei Vangeli.

 

Nel pensare al rapporto con la Parola di Dio, Luisa definisce Dio come “L’Agricoltore celeste che semina la sua Parola”. Un giorno Gesù arriva da Luisa ed è stranamente silenzioso. Luisa vuole sapere il perché di questo silenzio di Gesù, che in lei provoca debolezza, perché, essendo la Parola di Dio il suo cibo, viene a mancare quel continuo alimento per crescere e mantenersi forte nel suo cammino di fede. E, Gesù le risponde con delle parole che a lei sembrano davvero molto strane, perché il Maestro divino le confessa che anche Lui sente la necessità di un cibo, dopo che Lui stesso ha alimentato la vita di Luisa con la sua Parola. Ma questa Parola masticata e convertita in sangue, fa germogliare il cibo per Gesù; e se Luisa non può star digiuna di questa Parola, neppure Gesù vuole stare digiuno, vuole il ricambio del cibo che le ha dato e poi tornerà di nuovo ad alimentarla. Sente una gran fame!

Luisa è rimasta confusa e non sapeva che dargli perché non ha mai avuto nulla, ma Gesù con tutte e due le sue mani prendeva il suo palpito, il suo respiro, i suoi pensieri, gli affetti, i desideri, cambiati in tanti piccoli globi di luce, e se li mangiava dicendo che questo è il frutto della sua Parola, è roba sua; è giusto che se li mangi.

Gesù si deve mettere al lavoro per lavorare il terreno dell’anima di Luisa, per poter seminare il seme della sua parola per alimentarla. Fa’ come il contadino quando vuole seminare il suo terreno: forma le fossette, fa dei solchi e poi vi getta il seme, e ritorna a coprire di terra le fossette e i solchi dove ha gettato il seme, per tenerlo difeso e dargli il tempo per farlo germogliare, per raccoglierlo centuplicato e farne suo cibo; ma sta attento a non metterci molta terra, altrimenti soffocherebbe il suo seme e lo farebbe morire sotto terra, ci sarebbe il pericolo di restar digiuno. Ora, così fa’ Gesù: prepara le fossette, forma i solchi, allarga la capacità dell’intelligenza della creatura, per poter seminare la sua Parola e così poter formare il cibo per Lui e per lei; poi copre le fossette e i solchi di terra, e questo è l’umiltà, il nulla, l’annientamento dell’anima, qualche sua piccola debolezza o miseria; questo è terra ed è necessario che la prenda da essa, perché a Lui manca questa terra, e così copre tutto e aspetta con gioia il suo raccolto.

Ma perché su queste fossette non ci mette molta terra? Quando l’anima sente le sue miserie, le sue debolezze, il suo nulla, e si affligge, vi pensa tanto da perdere il tempo, e il nemico se ne serve per gettarla nel turbamento, nella sfiducia e nell’abbattimento. Questa è tutta terra in più sopra il seme della Parola. Il seme si sente morire, stenta a germogliare sotto questa terra! Molte volte queste anime stancano l’Agricoltore celeste, che si ritira.

Chi, invece, fa la Divina Volontà non è soggetto a poter formare terra per soffocare il seme della Parola, anzi molte volte Dio non trova neppure l’umiltà, ma il solo loro nulla, che poca terra produce, e può metterci sopra il seme appena uno strato, e il Sole della Divina Volontà lo feconda subito e lo fa germogliare, e Gesù fa’ dei grandi raccolti e ritorna subito a gettare il seme. 

Don Marco
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