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V Domenica del Tempo Ordinario

Non temere, tu sarai ...

08/02/2019
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Ogni vita è vocazione e ad ogni vocazione è legata una particolare missione da compiere. Fin dall’inizio della storia della salvezza Dio ha chiesto agli uomini la loro collaborazione per realizzare il suo progetto di salvezza a beneficio dell’umanità. Nell’Antico Testamento sono stati chiamati i patriarchi e i profeti, nel Nuovo Testamento lo stesso Gesù e gli apostoli.

Ma Dio continua ancora oggi a chiamare uomini e donne perché collaborino alla costruzione del suo regno nel mondo e facciano conoscere alle persone di tutto il mondo il suo messaggio di amore e di pace.

Dalle letture emerge la chiamata divina innanzitutto come un manifestarsi di Dio all’uomo. Prima di inviare, di affidare una missione, Dio si fa conoscere nella sua grandezza e bontà. L’uomo è posto davanti alla verità di Dio che illumina e gli fa comprendere la sua realtà di creatura debole, fragile, limitata, peccatrice. Eppure è proprio dell’uomo che Dio si serve per diffondere il messaggio di salvezza. È interessante notare le esperienze, le sensazioni, la paura per la consapevolezza della propria indegnità e infine la risposta generosa sia di Isaia, sia di Pietro e degli apostoli.

Isaia, davanti alla manifestazione di Dio sente tutto il suo peccato e il peccato del suo popolo, ma si apre alla fiducia.

Così Pietro: nel racconto del vangelo Gesù dice a Pietro: “prendi il largo e cala le reti”. “Maestro abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso niente. Ma sulla tua parola getterò le reti”. Nella fede Gesù compie per Pietro e i suoi compagni il miracolo della pesca abbondante. Pietro, davanti a Gesù, riconosce tutta la sua debolezza e i suoi peccati: “Allontanati da me che sono un peccatore”.

Ma Gesù lo chiama con una vocazione grande: “Non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E viene sottolineata ancora la generosità della risposta: “Lasciarono tutto e lo seguirono”, perché avevano trovato Gesù e Gesù è tutto e li costituisce partecipi e continuatori della sua missione.

Noi sappiamo che Gesù ha dato una missione particolare a Luisa, quella, cioè della conoscenza della Divina Volontà e la manifestazione del Regno di Dio.

Il 29 agosto del 1929 Gesù racconta a Luisa come il germe del “Fiat Divino” è nato nella preghiera del Padre nostro e come preparazione della manifestazione del Regno della Divina Volontà.

La venuta di Gesù sulla terra e tutto ciò che ha fatto nella Redenzione, la sua stessa morte e Resurrezione, non sono stati altro che un atto preparatorio al regno della Divina Volontà e quando ha formulato il Pater Noster, ha formato il germe del regno del “Fiat Divino” in mezzo alle creature. E se quando Dio parla crea e dal nulla fa uscire le opere più grandi, belle e meravigliose, molto più può fare quando con la potenza della sua preghiera parlante ha virtù di creare quello che vuole.

Il germe del regno del Divin Volere è stato creato da Gesù nell'atto in cui pregava, formando e recitando il Pater Noster. E se lo ha insegnato agli Apostoli, è perché la Chiesa, col recitarlo, potesse innaffiarlo, fecondare questo germe e disporsi a modellare la loro vita a seconda le disposizioni del “Fiat Divino”. Le sue conoscenze sopra di Esso, le sue tante manifestazioni, hanno sviluppato questo germe e siccome sono stati accompagnati dagli atti fatti nel Volere Divino, si son formati tanti granelli da formare una grande massa, della quale ognuno può prendere la sua parte, sempre se vuole, per vivere della vita della Divina Volontà. C’è tutto! Gli atti più necessari, c'è il germe creato da Gesù, perché se non c'è il germe è inutile sperare la pianta, ma se c'è il seme, ci vuole il lavoro, la volontà di volere il frutto di quel seme e si è sicuri di avere la pianta, perché avendo il germe si ha in proprio potere la vita della pianta di quel seme. C'è chi innaffia questo germe per farlo crescere, ogni Pater che si recita serve ad innaffiarlo, ci sono le sue manifestazioni per farlo conoscere. Ci vuole solo chi si offra a fare il promotore e con coraggio, senza nulla temere, affrontando sacrifici per farlo conoscere. Sicché la parte sostanziale c'è, c'è il più, ci vuole il meno, cioè la parte superficiale ed Gesù saprà farsi strada per trovare colui che compirà la missione di far conoscere in mezzo ai popoli la Divina Volontà.

Da parte nostra non mettiamo alcun ostacolo, facciamo quello che possiamo e Gesù farà il resto.

Chi si mette nell'unità del Divin Volere, si mette nella luce e siccome la luce ha virtù di scendere nel basso e di distendersi come manto di luce su ciascuna cosa che investe, così ha virtù di elevarsi in alto e di investire con la sua luce ciò che nell'alto si trova. Così chi si mette nella luce del “Fiat”, nella sua unità di luce, coi suoi atti si stende nel basso di tutte le generazioni e col suo atto di luce investe tutti per far bene a tutti, si eleva nell'alto ed investe tutto il Cielo per glorificare tutti. Perciò nella Divina Volontà l'anima acquista il diritto di poter porgere a tutti la luce dell‘Eterno Fiat, col dono degli atti suoi moltiplicati per quanti lo vogliono ricevere.

Tutti possiamo vivere la vita come vocazione; vocazione a continuare l’opera e la missione di Gesù, con la generosità del cuore: “Ecco, manda me!”.

 

don Marco
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