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III Domenica di Pasqua

Lui abbatte i muri e infrange le catene

13/04/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Ancora su quanto accadde il giorno di Pasqua. Oggi si legge il passo del vangelo in cui Luca (24,35-48) riferisce che per convincere gli apostoli della sua reale presenza Gesù mostrò loro le ferite dei chiodi, si fece toccare, mangiò davanti a loro. Poi, come aveva già fatto con i due discepoli diretti a Emmaus, “aprì loro la mente per comprendere le Scritture”, spiegando che la sua morte e risurrezione sono state il compimento di quanto preannunciato “nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”, cioè in quello che noi chiamiamo l’Antico Testamento, la parte della Bibbia allora già scritta. Essi la conoscevano: ma non basta conoscere, nel senso di avere letto, un libro per affermare di averlo capito; men che meno, poi, quando non si tratta di un libro qualunque ma di quello che racchiude la Parola di Dio. Per questo Gesù “aprì loro la mente”; per questo anche oggi, se si vuole comprendere la Bibbia occorre aprirla con trepidazione, umilmente invocando la grazia di Dio che ci conceda di capire. Introduzioni, note e commenti sono utili, ma non sufficienti; il messaggio del testo sacro può essere individuato e assimilato soltanto con la disponibilità a lasciarsi illuminare dall’Unico che può farlo.

Solo così se ne scopriranno gli inesauribili tesori.


Uno dei tesori è quello enunciato subito dopo dallo stesso Gesù: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni”. Pochi giorni dopo, parlando alla folla di Gerusalemme, Pietro ha ripreso quasi alla lettera quelle parole: “Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni. Dio ha compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti. Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati” (prima lettura; At 3,13-19). E più tardi il concetto è stato ripreso da un altro degli apostoli: “Gesù Cristo, il giusto, è la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma per quelli di tutto il mondo” (seconda lettura; 1Gv 2,1-2).


Il tema comune alle tre letture odierne è dunque il seguente: Gesù, con la sua Pasqua, ha guadagnato per tutti gli uomini il perdono dei peccati. Per beneficiarne, occorre anzitutto rendersi conto di che cosa è il peccato; e non è sempre facile, in una società come la nostra che sembra tendere a cancellarlo, accampando giustificazioni di ordine psicologico, condizionamenti sociali, presunte esigenze di libertà. Pare si vada perdendo in molti la consapevolezza che è proprio il peccato, cioè la cosciente e voluta violazione della legge di Dio, a causare il senso di vuoto di cui poi soffrono, il senso di solitudine, cui si accompagnano angoscia, rimorsi, povertà interiore. Il peccato erige un muro tra noi e Dio, un muro che noi, dopo averlo eretto, non siamo capaci di abbattere; il peccato ricorda la condizione degli antichi galeotti, cui era legata una palla al piede che impediva la libertà di movimento, incatenandoli per sempre al loro delitto. Ma per nostra fortuna, con la sua morte e risurrezione Gesù ha abbattuto il muro, ha infranto la catena: chi vuole può così ottenere il perdono e cominciare una vita nuova.


Il perdono, generosamente offerto con il battesimo e poi sempre rinnovato con la confessione, esprime l’amore di Dio per i suoi figli, che non vuole condizionati dal loro passato ma protesi in avanti, rinnovati nel gioioso impegno di tendere a Lui, l’unico in grado di colmare le più profonde e autentiche attese del cuore.

 

Il 18 aprile 1927 Luisa riporta, nel suo diario, un insegnamento di Gesù riguardo agli effetti della sua Risurrezione e del fatto che la stessa risurrezione ha dato il diritto di risorgere alle creature.

Col risorgere l’Umanità di Gesù ha dato il diritto a tutte le creature di far risorgere, non solo le anime alla gloria e alla beatitudine eterna, ma anche i loro corpi. Il peccato aveva tolto alle creature questo diritto di risorgere; l’Umanità di Gesù col risorgere l’ha restituita. Essa racchiudeva il germe della resurrezione di tutti, e in virtù di questo germe racchiuso in Lui tutti hanno avuto il bene di poter risorgere dalla morte. Chi fa il primo atto deve avere tale virtù da racchiudere in sé tutti gli altri atti che devono fare le altre creature, in modo che in virtù del primo atto, gli altri possano imitare e fare lo stesso atto. Quanto bene ha portato la Risurrezione, dando a tutti il diritto di risorgere! Per l’uomo -perché si era sottratto dalla Volontà di Dio-, gloria, felicità, onori, tutto era fallito; aveva rotto l’anello di congiunzione, che congiungendolo con Dio gli dava il diritto a tutti i beni del suo Creatore. E Gesù con la sua Risurrezione, ha congiunto l’anello d’unione, restituendogli i diritti perduti, dandogli virtù di risorgere. Tutta la gloria, tutto l’onore è di Gesù. Se non fosse Lui risorto, nessuno poteva risorgere. Col primo atto viene la successione degli atti simili al primo. Ecco che cosa è la potenza di un primo atto!

La Mamma Regina ha fatto il primo atto di concepire Gesù. Lei, per poter concepirlo, Verbo Eterno, ha racchiuso in sé tutti gli atti delle creature per ricambiare il suo Creatore, in modo da potergli dire: “Sono io che ti amo, ti adoro, ti soddisfo per tutti”, così trovando tutti in Maria, Gesù ha potuto donarsi a tutti come vita di ciascuna creatura.

Così anche Luisa col fare i suoi primi atti nella Divina Volontà, le altre creature ricevono il diritto di entrare in Essa e di ripetere i suoi atti per ricevere gli stessi effetti.

È necessario che anche uno solo faccia il primo atto, perché questo serve ad aprire la porta, a preparare la materia prima per formare il modello, per dare vita a quell’atto. Quando il primo è fatto, agli altri riesce più facile imitarlo. Ciò succede anche nel mondo. Chi è il primo a formare un oggetto deve lavorare di più, sacrificarsi di più, deve preparare tutta la materia che ci vuole, deve fare tante prove, e quando il primo è fatto, gli altri non solo acquistano il diritto di poterlo fare, ma riesce loro più facile il ripeterlo; ma tutta la gloria è di chi ha fatto il primo, perché se non fosse fatto il primo, gli altri atti simili mai potrebbero avere esistenza. Perciò se vogliamo che il regno del “Fiat Divino” venga a regnare sulla terra dobbiamo essere attenti a formare i nostri primi atti nella Divina Volontà affinché gli altri siano più facilitati a ripeterli.

don Marco
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