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Cristo Re dell’Universo

Tu sei Re, il nostro Salvatore

23/11/2018
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Carissimi fratelli e sorelle, Fiat!

Nella domenica che conclude l’anno liturgico la Chiesa celebra la festa di Cristo Re. Cristo è l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, o meglio il Compimento di tutte le cose.

Cristo è il re dell’universo, è il re di tutti e di ciascuno. Cristo è il mio re: Colui che mi ha conquistato dando tutto se stesso, colui che mi ha liberato, mi ha fatto suo, per vivere in una libertà e pienezza uniche, colui che mi chiama e mi onora di poter essere un membro attivo, una persona importante nel suo regno, che è la vita, è la Chiesa, è l’umanità, è il regno dei cieli.

L'Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio. Gesù Cristo, il Signore: Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose. Signore della Creazione, Signore della riconciliazione.
Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così, i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo. Le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’umanità e l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. Egli è qui, al centro di noi. È nella Parola, e sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo.
Cristo, discendente del re Davide, è il “fratello” intorno al quale si costituisce il popolo, è colui che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno: un solo popolo; uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

Cristo è il centro della storia dell’umanità e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e Lui ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone che si rivolge a Gesù e ottiene la salvezza.

Abbiamo bisogno di invocare e affrettare il regno di Cristo: regno di giustizia, di amore, di pace, di perdono, di amore. Davvero il mondo ha bisogno di questo regno, ha bisogno di Cristo Salvatore.
Siamo chiamati ad essere i collaboratori di Cristo, i costruttori del suo regno, i portatori della verità di Gesù, dei valori profondi del suo vangelo, del suo stile e delle sue scelte di vita. Perché il mondo sia “umano”, ha bisogno di essere “cristiano”, cioè secondo il Cuore di Cristo, il suo regno, nella novità dell'amore. Di questo ogni epoca ha bisogno; anche l’umanità di oggi è chiamata a implorare e a costruire il regno di Dio, la civiltà dell’amore e non dell’odio.

Il 14 luglio 1926 Luisa racconta di avere avuto una visione di Gesù con il Suo cuore in mano aperto e ad ogni suo palpito usciva un raggio di luce, alla punta del quale si vedeva impresso un “Fiat”, e siccome il palpito del cuore è continuo, mentre usciva un raggio, un altro ne seguiva e poi un altro, non finivano mai di uscire. Questi raggi invadevano il cielo e la terra, ma tutti portavano impresso il “Fiat”. E non uscivano solo dal suo Cuore, ma dagli occhi; come guardava uscivano raggi, come parlava, come moveva le sue mani e piedi, uscivano raggi portando tutti come gloria e trionfo il “Fiat Supremo”. Vedere Gesù era per Luisa un incanto, bello, tutto trasfuso in questi raggi di luce che uscivano dalla sua adorabile persona; ma quello che metteva la sontuosità, la maestà, lo sfarzo, la gloria, la bellezza, era il “Fiat”. La sua luce la eclissava e Luisa sarebbe stata secoli davanti a Gesù senza dirgli nulla, se Lui stesso non avesse rotto il silenzio dicendole che  la perfetta gloria e l’onore completo alla Divina Volontà lo ha dato la Sua Umanità. È stato proprio nel Suo interno, nel centro di questo Cuore, che Gesù ha formato il regno del Volere Supremo; e siccome l’uomo lo aveva perduto, né c’era speranza di poterlo acquistare, la Sua Umanità lo ha riacquistato con pene intime ed inaudite, dandogli tutti gli onori dovuti e la gloria toltagli dalla creatura, per ridarlo di nuovo ad essa.

Pertanto il regno della Divina Volontà è stato formato nell’Umanità di Gesù, e tutto ciò che veniva formato in Essa e usciva fuori, portava l’impronta del “Fiat”; ogni Suo pensiero, sguardo, respiro, palpito, ogni goccia del Suo sangue, tutto, tutto portava il suggello del “Fiat” del Regno supremo. Questo dava a Gesù tanta gloria e lo abbelliva tanto, che il cielo e la terra restavano al di sotto e come oscurati innanzi a Lui, perché la Volontà Divina è superiore a tutto e mette tutto al disotto di Essa, come suo sgabello.

Nei secoli Gesù guardava a chi doveva affidare questo regno e era come una madre gravida, che spasima, che si duole, perché vuole partorire il suo parto e non può. Povera madre, quanto soffre, perché non può godersi il frutto delle sue viscere, molto più che, essendo maturato questo parto e non uscendo, la sua esistenza è sempre in pericolo. Più che madre gravida lo è stato per tanti secoli. Quanto ha sofferto! Come ha spasimato nel vedere in pericolo gli interessi della Sua gloria, tanto della Creazione quanto della Redenzione! Molto più che questo regno lo teneva come in segreto e celato nel Suo Cuore, senza avere neppure lo sfogo di manifestarlo, e questo lo  faceva spasimare di più, perché non vedendo nelle creature le vere disposizioni per poter dare questo suo parto e non avendo loro preso tutti i beni che ci sono nel regno della Redenzione, non poteva azzardarsi a dare loro il regno della Divina Volontà, che contiene beni più grandi. Molto più che i beni della Redenzione serviranno come corredo, come antidoto, per fare che, entrando nel regno della Divina Volontà, non possano ripetere una seconda caduta, come ha fatto Adamo. Dunque, se di tutti questi beni non tutti sono stati presi, anzi sono stati manomessi e calpestati, come poteva uscire questo parto del Suo regno da dentro la sua Umanità? Perciò si è accontentato di desiderare, di soffrire, di aspettare, più che una madre, per non esporre a pericolo il suo caro parto del suo regno.

L’uomo fuori della Volontà Divina è sempre un disordine nell’opera creatrice, è una nota scordante che toglie la perfetta armonia alla santità delle sue opere. E Gesù guardava il giro dei secoli, aspettando la sua piccola neonata (Luisa) nel regno della Divina Volontà, mettendole intorno tutti i beni della Redenzione, per sicurezza del regno della Divina Volontà, e più che madre dolente, che tanto ha penato, affida a Luisa questo suo parto e le sorti di questo suo regno. E non è solo la sua Umanità che vuole partorire, ma tutta la Creazione è gravida della Sua Volontà e soffre perché vuole partorirla alle creature, per ristabilire il regno del suo Dio in mezzo alle creature.

Quindi la Creazione è come velo che nasconde, come un parto, la Sua Volontà, e le creature prendono il velo e respingono il parto che c’è dentro. Colmo della Divina Volontà è il sole e, mentre prendono gli effetti della luce, che come velo nasconde la Sua Volontà, e i beni che produce, respingono poi la Volontà divina, non la riconoscono né si fanno dominare da Essa. Sicché prendono i beni naturali che ci sono nel sole, mentre i beni dell’anima, il regno del suo Volere che regna nel sole e che vuol darsi a loro, li respingono.

Colmo della Divina Volontà è il cielo, che coi suoi occhi di luce, quali sono le stelle, guarda le creature, se la vogliono ricevere perché regni in mezzo a loro.

Colmo della Divina Volontà è il mare. Con le sue onde fragorose si fa sentire e le acque come velo la nascondono, ma l’uomo si serve del mare, prende i suoi pesci, e della Divina Volontà non si cura e la fa patire, come parto represso nelle viscere delle acque.

Sicché tutti gli elementi sono colmi della Divina Volontà: il vento, il fuoco, il fiore, la terra tutta, sono tutti veli che la nascondono. Ora, chi darà questo sfogo e sollievo alla Sua Umanità? Chi romperà questi veli di tante cose create che la nascondono? Chi riconoscerà tutte le cose come portatrici della sua Volontà e, facendole i dovuti onori, la farà regnare nell’anima sua, dandole il dominio e la sua sudditanza.

Perciò Gesù invita Luisa ad essere attenta, a dare questo contento a Gesù, che finora ha tanto spasimato per mettere fuori questo parto del Suo Regno supremo; ed insieme con Lui, tutta la Creazione, come un atto solo, romperà i veli e depositerà in lei e nelle creature il parto della Sua Volontà che nasconde.

 

 

don Marco
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